mercoledì 3 ottobre 2007

  Le statue di Nicola I

DI Sergej Androsov

Alla fine del 1845 lo zar russo Nicola I (1796 - 1855, al governo dal 1825) compì un viaggio in Italia per accompagnare la consorte Alessandra in Sicilia, dove l'ex principessa di Prussia si sottoponeva a cure. La coppia imperiale sbarcò a Palermo il 23 ottobre dal piroscafo Kamcatka. Dopo aver trascorso oltre un mese tra l'isola e Napoli Nicola I, lasciata la moglie, riprese la via del ritorno, sostando in citt‡ italiane come Roma, Firenze, Bologna e Venezia per visitarne scrupolosamente i monumenti. 
Prima di allora l'Italia era stata meta di viaggi di diporto solo da parte dei futuri regnanti russi: nel 1782 si era svolto il ben noto soggiorno dei conti Severnye (del Nord, n.d.t.), cognome dietro il quale si celavano i genitori di Nicola, Paolo I e la moglie Maria, che avevano visitato varie città. 
I conti Severnye avevano mostrato uno spiccato interesse per l'arte e l'architettura del paese, tuttavia all'epoca non disponevano di fondi sufficienti per compiere significative acquisizioni. Nel 1839 poi fu la volta del figlio di Nicola I, il granduca Aleksandr Nikolaevic (il futuro zar Alessandro II): l'erede al trono si rivelò particolarmente interessato alla scultura contemporanea e commissionò alcune opere ad artisti romani come Pietro Tenerani, Luigi Bienaimé e Emil Wolff. 
E' lecito supporre che nel corso del proprio viaggio, Nicola I si sia in qualche modo basato sull'esperienza della madre e del figlio, tuttavia il suo soggiorno ebbe un carattere del tutto a sé: ancora mai un regnante russo si era recato in Italia al di fuori di una specifica missione diplomatica, dedicandosi invece solo alla visita di musei e chiese e all'acquisto di opere d'arte. 
Tra l'altro lo zar destinò non poco tempo alla frequentazione di ateliers di scultura dove, disponendo di risorse praticamente illimitate, commissionò e acquistò alcune statue di marmo. 
I gusti artistici di Nicola I meritano un'attenzione particolare: terzo figlio dello zar, egli non aveva ricevuto un'istruzione sistematica, ma si era sempre interessato all'arte. Come uomo di governo si era sempre rivelato un conservatore e contrario a qualunque cambiamento nel proprio paese e in Europa; tendeva a governare la sterminata Russia in modo autocratico, come aveva fatto più di un secolo prima Pietro il Grande. Interponendosi in ogni affare, si sentiva ora un condottiero, ora un diplomatico, ora un urbanista e un esperto d'arte. 
Al tempo stesso i meriti di questo zar nel campo del collezionismo sono indubbi: in sostanza egli si prodigò per lo sviluppo della collezione imperiale (l'Ermitage) come nessun altro tra i suoi predecessori ed eredi, ad eccezione di Caterina II. Sua principale e famosa opera fu la costruzione di un intero museo, il Nuovo Ermitage, che non solo accolse una gran quantità di opere d'arte e consentì di creare un'esposizione moderna, ma fu anche il primo museo della famiglia imperiale aperto al pubblico. 
Il progetto del Nuovo Ermitage fu affidato all'architetto bavarese Leo von Klenze (1784 - 1864), già autore della Gliptoteca e della Pinacoteca di Monaco. La costruzione, in cui svolsero un importante ruolo gli architetti russi Vasilij Stasov (1769 - 1848) e Nikolaj Efimov (1799 - 1851), ebbe inizio nel 1842 e durò circa nove anni; Nicola seguI’ tutto il tempo l'andamento dei lavori, non di rado trovandosi nella necessità di dover risolvere in prima persona i problemi che di volta in volta si presentavano (compresi i conflitti tra il Klenze e i colleghi russi). 
Per il 5 gli allestimenti erano ultimati e lo zar prese parte alla solenne inaugurazione del Nuovo Ermitage. 
L'inaugurazione fu preceduta da un massiccio lavoro di catalogazione delle collezioni imperiali già esistenti, che impiegò alcuni anni. In particolare dal Palazzo di Tauride, usato come deposito, furono trasferite sculture antico-romane che consentirono di allestire le sale dedicate all'arte antica. 
Analogo lavoro, a partire dal 1849, fu compiuto da una commissione speciale, diretta dal pittore Fedor Bruni (1801 - 1875), per la selezione dei quadri. Il compito della commissione consisteva nella suddivisione di tutte le opere pittoriche in quattro categorie: i quadri migliori furono destinati, com'è naturale, all'Ermitage, quelli meno importanti ai palazzi imperiali e ai depositi; le opere "proprio brutte" dovevano essere vendute. 
Nicola I partecipò attivamente al lavoro della commissione: come riferisce un cronista, "lo zar Nicola arrivava ogni giorno all'Ermitage e dall'una alle due del pomeriggio insieme a Bruni e agli altri rovistava negli scantinati, ne portava fuori le tele, sceglieva, le suddivideva e le appendeva". Secondo testimonianze dirette, in molti casi le opinioni dello zar si rivelarono definitive ed era difficile contraddire i suoi giudizi sui vari autori; diversi ritratti su cui erano effigiate persone a lui sgradite furono semplicemente distrutti. 
Triste risultato dell'attività della commissione fu la vendita all'asta di 1.219 opere appartenenti alle collezioni imperiali, avvenuta nel 1854 e apportatrice di un "utile" netto di 16.447,30 rubli. 

Si noti che agli errori di classificazione di metà Ottocento si mise in qualche modo riparo negli anni Venti - Trenta del secolo successivo, allorchè molti quadri, a suo tempo acquistati per l'Ermitage, tornarono al museo di Pietroburgo dalle ville imperiali suburbane. Tuttavia la maggior parte delle tele vendute all'asta del 1854 fu per l'Ermitage perduta per sempre. 
La costruzione del Nuovo Ermitage offrì anche un impulso per l'ampliamento delle collezioni del museo: nel 1850 a Venezia fu acquistata la celebre galleria Barbarigo, ricca di opere del Tiziano, mentre nel 1851 fu la volta della collezione di sculture antiche e contemporanee di Anatolij Demidov. 
Singoli quadri furono inoltre comprati in occasione di svendite delle collezioni del re dei Paesi Bassi Willem II nel 1850 e del maresciallo di Francia Nicolas Jean de Dieu Soult nel 1852. 
Tutti questi eventi esercitarono un indubbio influsso sul soggiorno di Nicola I in Italia: il fatto è che una delle sale del Nuovo Ermitage fu da subito progettata come Sala della scultura occidentale moderna. Tale destinazione si riflesse perfino nell'architettura dell'ambiente, sul cui soffitto furono collocate le immagini a rilievo di celebri scultori, gli italiani Michelangelo e Canova, il tedesco Rauch, il danese Thorvaldsen, il russo Martos. 
Quando Nicola I sceglieva le statue negli ateliers di Roma e delle altre città italiane, era a questa sala che le destinava. 
Del soggiorno romano di Nicola I riferiscono le interessantissime memorie del conte Fedor Tolstoj (1783 - 1873), che accompagnò lo zar in qualità di vice presidente dell'Accademia di Belle arti, e di Nikolaj Ramazanov (1818 - 1867), residente nella "città eterna" per ragioni di studio. Lo zar giunse a Roma di prima mattina il 13 dicembre 1845 e vi trascorse cinque giorni. 
"Sua Altezza era semplicemente instancabile nel visitare la città, e in cinque giorni vide e osservò con grande attenzione ciò che solitamente non si vede neppure in due settimane", scrive Tolstoj. Il celebre scultore italiano Giovanni Dupré (1817 - 1882) così tratteggia la figura dello zar: "Era di statura colossale ma proporzionatissima. L'Imperatore Nicola era allora in età matura ma ancora nel fiore della virilità, parlava ed ascoltava volentieri cercando la ragione intima dei concetti artistici". Quando visitava musei, chiese e botteghe di scultura Nicola I non esitava ad esprimere il proprio parere su quanto osservava. Come riferisce Ramazanov, in Vaticano lo zar rimase ammirato dall'Apollo del Belvedere, che del resto doveva già conoscere sulla base di calchi e copie: "Lo zar si fermò davanti all'Apollo del Belvedere incantato da quella scultura... "C'est sublime!" esclamò entusiasta". 
La stessa meraviglia e apprezzamento l'imperatore espresse anche davanti agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, mentre il Baldacchino del Bernini in San Pietro non gli piacque: "La trovo una cosa fuori luogo in questo posto, che nuoce alla maestosità della chiesa", dichiarò al Tolstoj. 

Alla visita di ateliers di scultori anche russi che all'epoca lavoravano a Roma furono dedicate due intere giornate, il 16 e 17 dicembre. Pur ascoltando i consigli di Tolstoj e delle altre persone che lo accompagnavano, Nicola I si faceva tuttavia guidare dal proprio concetto di bellezza e in particolare era interessato alle sculture maschili eroiche e proporzionate dei maestri neoclassici. 
Contemporaneamente era in grado di cogliere con acume la qualità delle opere che gli venivano mostrate: così, per esempio, trovandosi nella bottega di Giuseppe de Fabris (1790 - 1860), uno scultore che godeva della protezione particolare di Gregorio XVI, lo zar espresse il proprio apprezzamento all'artista in francese, mentre ai suoi compatrioti commentò in russo: "Che scultori, che scultori che hanno! Una vera vergogna!" Ciononostante, Nicola commissionò al de Fabris due opere che in seguito non reputò meritevoli di essere collocate nell'Ermitage (la loro attuale ubicazione è ignota). 

Dopo aver visitato lo studio dello scultore tedesco Emil Wolff (1802 - 1879), da tempo stabilitosi a Roma, Nicola I gli commissionÚ la statua di Diana e il gruppo dell'Amazzone. Le monumentali figure muscolose dell'artista evidentemente fecero buona impressione sullo zar e da allora Wolff ricevette regolari ordinativi dalla corte russa. Diana può essere annoverata fra le sue opere migliori nella collezione dell'Ermitage: la dea è raffigurata in una posizione di riposo dopo una battuta di caccia; Ë in piedi, poggiata all'arco, immersa nei propri pensieri. Dalla cinta le pendono dei trofei di caccia, alcuni uccelli morti che conferiscono alla scultura un aspetto più prosaico. La figura della divinità spicca con la sua purezza di linee e la semplicità della soluzione compositiva, una naturalezza che la contraddistingue dalle altre più ambiziose, ma un po' manierate, opere dello scultore. 
Secondo la testimonianza del Tolstoj, nella bottega di Luigi Bienaimé (1795 - 1878) Nicola I fu particolarmente colpito da Amore che nutre i colombi, una cui replica fu ordinata per Pietroburgo. 
A quanto pare, anche questa fu una scelta felice: la figura di Amore seduto è realizzata dallo scultore con leggerezza ed eleganza, e la grazia del volto incanta lo spettatore. Senza dubbio Bienaimé abbandona qui l'ideale di bellezza formulato dal Canova e rivela una propria concezione di forma e armonia. Resta da aggiungere che anche il Bienaimé cominciò da allora a ricevere commissioni dallo zar, nonchè da membri della famiglia imperiale e dell'aristocrazia russa e in segno di gratitudine, a proprio rischio e pericolo lo scultore eseguì un ritratto di Nicola I per donarlo all'imperatrice Alessandra quando fosse andata a Roma; avendo quest'ultima rinunciato a recarsi nella città, il busto di marmo venne spedito a Pietroburgo e collocato all'Accademia di Belle arti (oggi se ne conoscono altre due varianti d'autore, una all'Ermitage e l'altra al Museo Russo). 
Bienaimè, che per quest'opera fu ricompensato con un anello di brillanti, raffigurò lo zar nelle vesti di un antico eroe cinto da una corona di alloro (che, su desiderio della zarina, una volta a Pietroburgo fu rimossa), di dimensioni leggermente più grandi del naturale, da cui si capisce quanto Nicola dovesse apparire maestoso sia a lui che a Dupré. 

Riuscita fu anche la scelta compiuta nella bottega di Pietro Tenerani (1789 - 1869): il gruppo scultoreo di Venere e Amore che l'estrae una spina dal piede appartiene indubbiamente al novero dei capolavori dell'artista. La figura senza veli è lavorata con la raffinatezza propria del neoclassicismo e una sensualità che richiama la scultura rinascimentale. Nella complessa torsione del corpo di Venere si può scorgere altresì un riflesso delle sculture del Giambologna e questa inattesa vivezza conferisce al gruppo marmoreo una sfumatura affatto peculiare che lo distingue dalle opere di contemporanei meno raffinati. 
Al tempo stesso la ricercatezza della scultura si rivela all'osservatore solo dopo un'attenta disamina, suscitando al primo sguardo un'impressione di assoluta naturalezza. 
Non c'è dubbio che Pietro Tenerani sia stato lo scultore italiano più ragguardevole della propria generazione, dispiace dunque che questa commessa di Nicola I sia rimasta l'unica. Come riferisce il Tolstoj, allo zar era piaciuta "una figura muliebre che sorregge dei fiori nel lembo ripiegato della veste". Ma la statua, raffigurante Flora, era già stata acquistata dal granduca Aleksandr Nikolaevic e venne in seguito inviata a Pietroburgo: in generale va detto che la ragguardevole quantità di statue e ritratti eseguiti dal Tenerani giunse in Russia per altre strade. 
Da Nicola I ricevettero ordinativi anche lo svizzero Enrico Imhoff (1798 - 1869) e Rinaldo Rinaldi (1793 - 1873), noto allievo devoto del Canova. Il Rinaldi doveva realizzare una statua di Erminia del valore di 1.500 scudi. E' difficile dire perchÈ l'attenzione dello zar fosse stata richiamata proprio da un'opera raffigurante un episodio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso: innamorata di Tancredi, Erminia è effigiata intenta a incidere il nome dell'amato sul tronco di un albero. BenchÈ la posa seduta della fanciulla sia naturale e dettagli come le foglie dell'albero o le pieghe del vestito siano realizzati con grande maestria, nel complesso la scultura appare insufficientemente espressiva. 
Lasciata Roma nella notte tra il 17 e il 18 dicembre, Nicola I compì altre soste a Firenze, Bologna e Venezia, ovunque acquistando o commissionando sculture. 
Nella città sull'Arno, come si è detto, conobbe Giovanni Dupré, in quel momento impegnato a scolpire una statua di Caino commissionatagli dalla corte russa in aggiunta a quella di Abele morto già spedita a Pietroburgo. 
Come narra Dupré nei suoi Ricordi, la prima visita dello zar terminÚ con un certo imbarazzo: Nicola era arrivato nell'atelier troppo tardi, dopo il tramonto (si rammenti che si era in dicembre), e lo scultore non lo fece entrare; l'illustre visitatore però, secondo quanto riferisce Dupré, convenne a malincuore sulla sfavorevole illuminazione di quell'ora e tornò il giorno dopo per vedere la statua alla luce del sole. 

Il lavoro sulle opere ordinate nel corso del viaggio italiano occupò parecchio tempo e le prime sculture (fra cui la Diana di Wolff) giunsero a Pietroburgo nel 1847. Nicola I continuò a interessarsi della sorte dei propri acquisti: di solito le statue appena disimballate venivano mostrate allo zar, che ne stabiliva l'ulteriore destinazione. Le migliori di esse vennero indirizzate alla Sala della scultura moderna nel Nuovo Ermitage, le altre vennero inviate alle ville suburbane o regalate ai membri della famiglia imperiale. 
Un acquarello di Luigi Premazzi (1814 - 1891) immortala nel 1865 l'originaria disposizione delle sculture nella sala: al centro vediamo la Diana di Wolff, dietro di essa Caino e Abele di Dupré, un po' oltre Amore che nutre i colombi del Bienaimé; in una nicchia sulla destra si scorge l'Erminia di Rinaldi. 
Purtroppo la Sala della scultura moderna voluta da Nicola I sopravvisse in questo allestimento brevemente: in seguito all'acquisizione nel 1861 della collezione di sculture antiche già appartenuta a Giovanni Pietro Campana, il museo conobbe una riorganizzazione dell'esposizione e la Sala della scultura moderna fu annessa al Museo di scultura antica, mentre le opere che in essa si trovavano furono collocate sul primo pianerottolo dello Scalone d'onore. Dove si trovano tutt'ora, costituendo una delle migliori collezioni di arte neoclassica italiana, collezione che possiamo a tutto titolo definire il risultato del viaggio di Nicola I in Italia compiuto nel 1845. 
Bibliografia: 
N.M. Ramazanov, Le arti sotto il patrocinio dell'Imperatore Nicola I, in: Nikolaj Ramazanov. Materiali per una storia dell'arte in Russia, Volume I, Mosca, 1863, p. 125. 
I diari del conte Fedor Tolstoj, Mosca, 2001. 
G. DuprÈ, Ricordi autobiografici, Milano, 1935. 
E. Karceva, L'Imperatore Nicola I e gli scultori di Carrara, in: I marmi degli zar. Gli scultori carraresi all'Ermitage e a Petergof [Catalogo della mostra], Milano, 1996, p. 69. 
E.I. Karceva, S.O. Androsov, La collezione di scultura moderna di Nicola I al Museo Hermitage, in: Omaggio al nuovo Ermitage [Catalogo della mostra], Milano, 1998, p. 25.

(Traduzione dal russo di Flavia Sigona) " Fonte di letteratura usata per questo articolo"

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