venerdì 9 novembre 2007

La triade Merce Cunningham, John Cage, Robert Rauschenberg

Prof. ssa Francesca Morelli

Sulla base del rinnovamento radicale operato dall’inossidabile Merce Cunningham negli anni ‘50, la
generazione successiva porterà a compimento quel processo di trasformazione della danza in un
linguaggio autonomo e ineludibile, che gli varrà l’etichetta di “New Dance”. I suoi protagonisti
contribuiranno all’esplorazione di nuove frontiere dell’arte nei decenni ’60 e ’70 (una fase in cui il corpo
diventa lo strumento di lavoro privilegiato per numerosi artisti).
Cunningham, allievo prediletto di Martha Graham, si concentra sul processo del “fare”, come accade
nella coeva Action painting, in cui il momento focale del processo artistico è quello in cui il pittore
‘agisce’ sulla superficie del quadro. A tale riguardo Cunningham afferma “Se il danzatore ‘danza’ è già tutto
lì. Il significato c’è, se è quello che tu vuoi trovare.” Determinante per la concezione della sua estetica è il
sodalizio con John Cage (grande amico di Marcel Duchamp), con il quale inizia a collaborare fin dal
1942. Cunningham e il musicista californiano elaborano il metodo della casualità e della
indeterminazione, quale via per avvicinare il più possibile la danza e la musica alla vita e ai fatti
accidentali che la determinano. Nello stesso modo in cui Cage trova la musica nel rumore e nel silenzio
dell’esistenza quotidiana, Cunningham guarda alla ordinaria gestualità del corpo. E ancora, se il primo
sostiene che ogni più piccola unità musicale riflette come un microcosmo l’intera opera, allo stesso
modo il secondo enfatizza ogni singolo elemento della performance. Ad esempio, in Sixteen Dances for
soloist and Company of Three del 1951, l’ordine di nove parti componenti il teatro classico indiano, viene
stabilito con il lancio di una moneta. Lo stesso principio di “casualità” si può rintracciare nei Combine
paintings del neodadaista Robert Rauschenberg, concepiti nella prima metà degli anni ’50, nello stesso
periodo in cui Cunningham lo coinvolge nella sua compagnia.
Nell’estate del 1952, nel Black Mountain College nel North Carolina, centro di sperimentazione per
intellettuali e artisti fin dagli anni ’30 e dove insegna Xanti Schavinsky, assistente di Oskar Schlemmer
alla Bauhaus, ha luogo la leggendaria performance multimediale, Untitled Event, una pietra miliare per la
nascita della Performance Art e del movimento Fluxus ( del quale parleremo più avanti). Purtroppo
l’evento è rimasto solo nel racconto di pochi, che oltretutto ne hanno dato versioni diverse. L’azione si
tiene nel refettorio del college, che presenta al soffitto dei White Paintings di Rauschenberg, pitture
monocrome riflettenti l’ambiente circostante. Gli spettatori vengono ripartiti in quattro triangoli di
sedie, i cui vertici si dirigono verso il centro vuoto della stanza. Nel corso di 45 minuti ( il tempo di
esecuzione è l’unico elemento fisso della performance), Cunningham improvvisa una danza intorno al
pubblico, Cage, ispirandosi ad Antonin Artaud, tiene una conferenza sul mistico tedesco Maestro
Eckhart, stando all’esterno della platea; Rauschenberg proietta sulle pareti immagini che vanno dal
cuoco della scuola al cammino del sole; Mary Caroline Richards declama dei versi da una scala a pioli,
mentre Charles Olson, seduto tra il pubblico, ogni tanto si alza per dire delle battute; David Tudor
interpreta al piano Water Music di Cage. Agli spettatori viene servito un caffè, mentre un fonografo
manda vecchi dischi di Edith Piaf con un numero di giri accelerato. E’ evidente l’ascendenza dadaista di
questo happening, per cui si lascia che più azioni e i loro significati si accumulino liberamente sulla
scena(l’antologia su Dada, comprendente il Teatro Merz di Schwitters è stata redatta da Robert
Motherwell l’anno prima).
Va detto che dopo questa prima esperienza, porterà nel 1954 a Rauschenberg la nomina di consulente
artistico della Merce Cunningham Dance Company, di cui Cage è direttore musicale. E’ utile mettere
meglio a fuoco la relazione tra il pittore e il più anziano musicista. Se spesso si è discusso sulla
rispondenza molto stretta , tra i White Paintings di Rauschenberg e l’opera musicale silenziosa di Cage, il
celebre 4’33’’ (cfr. ilseguente paragrafo su Cage), entrambi composti nel 1952, bisogna sapere che i due
artisti hanno sempre negato una reciproca dipendenza. A tale proposito Raischenberg ha dichiarato:
“John Cage una volta ha detto che tutto ciò che devi fare è aprire la finestra e il dipinto entra dentro. Ma non viene
affatto dentro, devi andar fuori a prenderlo. John Cage non è un pittore” In realtà tra i due ci sono consonanze
particolari, come è messo in evidenza dal musicista nel lungo testo che ha dedicato alla ricerca del suo
amico, nel quale sottolinea aspetti salienti dei White Paintings e dei successivi Combine Paintings, come
l’accettazione di qualsiasi cosa accada e in generale della molteplicità, l’assenza di composizione, di
simbolismi e perfino provocazioni e persino di idee in favore del puro dato fattuale “(...) sono arrivato
alla conclusione che non c’è niente in questi dipinti che non potrebbe essere cambiato, che essi potrebbero essere visti sotto
qualsiasi luce e che non sono distrutti dall’azione della luce.” (in “Metro”, Milano 1961 E ancora meglio, la
questa visione comune è esposta nella poesie dedicata da Cage a Rauschenberg nel 1953: “To whom- No
subject-No image- no taste- No object- No beatuty-No message-No talent- No technique (no why)- no idea- No
intention- No art- no feeling- No black- No white (no and)”. Opere dunque come specchi del mondo, stabili e
mutanti allo stesso tempo.
RICERCHE A CURA DI D. PICCHIOTTI

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