sabato 3 novembre 2007

James Joyce — Ulisse e Finnegans Wake

RICERCHE A CURA DI D. PICCHIOTTI

Per esempio James Joyce — i cui volumi Ulisse e Finnegans Wake sono stati considerati dei prototipi della scuola psicoanalitica dello scrivere — nella sua esplorazione dei vari stati di coscienza, nel suo uso di sogni e di simbolismo associato col sogno e nell'’uso di un linguaggio simile a quello proprio della « associazione libera » psicanalitica, è stato guidato non meno efficacemente dalle sue tendenze personali che da una certa conoscenza della psicanalisi. È vero che Joyce si trovò in contatto col movimento psicanalitico, prima, per caso a Trieste, e poi più profondamente a Zurigo, dove visse, negli anni più feraci della sua attività, in contatto col famoso psicanalista Carl Gustav Jung. A Zurigo, che in quel periodo era — si potrebbe dire — la capitale della psicanalisi, ben difficilmente egli avrebbe potuto tenersene in disparte. Intorno al 1922 Joyce aveva letto la più gran parte dell'’opera di Freud e una notevole porzione di quella di Jung. Come mostrano rUlisse e Pinne gans Wa\e, la sua conoscenza delle teorie psicanalitiche era tutt'’altro che superficiale. Tale conoscenza lo aiutò nella profonda esplorazione del subcosciente dei suoi personaggi. Joyce utilizzò l'’idea analitica nello stesso modo in cui utilizzò altri stimoli emotivi e intellettuali che facevano parte della sua esperienza. In altre parole, le verità psicoanalitiche, nei romanzi di Joyce, non sono — come avviene in scrittori meno profondi — nudi fatti clinici raccontati al pubblico senza elaborazione e trasfigurazione artistica. In Joyce essi rappresentano un prodotto completo di un'’immaginazione che li ha trapiantati dal gelo della scienza nel calore e nella ricchezza dell'’arte. Insomma Joyce non è uno scrittore « freudiano », è invece un artista che indubbiamente appartiene all'’« epoca freudiana ». Sarebbe interessante, in questa sede, dire qualche parola di altri romanzieri e scrittori i cui rapporti con la psicanalisi sono del tipo di quelli riscontrati in Joyce: per esempio si potrebbe parlare del Lawrence, autore del famoso Figli e Amanti, pubblicato nel 1913 — prima che il suo autore avesse acquisito una buona conoscenza della psicanalisi — o di Franz Kafka che non fu influenzato direttamente da Freud, ma che visse in un analogo clima spirituale e dette vita artistica al messaggio di Freud, contribuendo a introdurne lo spirito nella letteratura. Thomas Mann è, forse, fra gli scrittori moderni, quello che ha riconosciuto più esplicitamente il suo debito verso Freud. Basti ricordare che, secondo una dichiarazione dello stesso Mann, egli scrisse Giuseppe in Egitto su ispirazione della psicanalisi. Inoltre, egli chiama il libro « una combinazione narrativa di psicologia e di mito, e nello stesso tempo un incontro festoso fra la poesia e la psicanalisi. Che dire, poi, di tutta quella letteratura sperimentale — se volete « irrazionale » —, quasi incomprensibile, a volte chiamata « surrealistica », sprigionatasi dal problema linguistico presentato dalla scoperta freudiana dell’inconscio» ? Dapprima gli scrittori si contentavano di scriver secondo il cosiddetto « stream of consciousness » o « monologo interiore»>che tentava riprodurre il confuso linguaggio del subcosciente. Ma successivamente scrittori come Virginia Wolflf, Dorothy Ri-chardson e William Faulkner hanno cominciato ad espander le frontiere del « monologo intcriore », nel tentativo di giunger a una rappresentazione anche più viva del suono e della furia del subcosciente. Da questa tendenza è sorto, non solo in letteratura ma anche in pittura, il culto del « surrealismo » ; il quale sospende le leggi ordinarie della comunicazione fra gli uomini a un livello cosciente, per obbedire ai dettami dell'’inconscio quale è « sentito » dall'’artista. La pittura, la danza, il teatro e la musica sono stati influenzati dalle teorie di Freud altrettanto quanto lo è stata la letteratura. Al di là delle arti, l'’influenza indiretta di Freud è stata egualmente profonda. Basta pensare alla « medicina psicosomatica », che studia l'’influenza dei fattori psichici nel produrre il male fisico; basta pensare all'’influenza delle dottrine psicoanalitiche su sociologi del calibro di Eric Fromm e John Dollard; basta pensare che in antropologia la applicazione del metodo psicoanalitico ha fornito una pronta interpretazione di materiale fino a oggi oscuro; e che influenze simili si riscontrano nella giurisprudenza, nella criminologia, e nei metodi educativi. Si può quindi concludere che, in seguito a influenza diretta o per altre vie, come portato dai tempi, il pensiero di Freud sia giunto a permeare di sé tutta la cultura moderna.

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