sabato 12 aprile 2008

IL NOVECENTO Un pò di storia... "IInformale

a cura DI D. PICCHIOTTI

Agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento in Europa, in America ed anche in Giappone si afferma una tendenza artistica definita Informale, che mette in evidenza un caratteristico atteggiamento di profonda sfiducia nei valori tradizionali della razionalità e della conoscenza. Gli elementi tradizionali di espressione - linee, colori, figure - perdono significato. Il rifiuto della ragione porta al rifiuto della forma, comunque essa sia, figurativa e non figurativa, e l'atto creativo coincide con l'agire. L'Informale per il rifiuto dell'immagine ottenuta attraverso regole consolidate e per la ricerca di immediatezza e istintività espressiva, si riallaccia all'Impressionismo tanto da essere definito anche «Impressionismo astratto»; per il rifiuto della tradizione culturale, si riallaccia al Dadaismo; per l'esaltazione dell'inconscio, al Surrealismo; per la violenza dell'immagine, all'Espressionismo. Le opere si differenziano notevolmente le une dalle altre a seconda della personalità dei singoli artisti e dei procedimenti esecutivi adottati. Abbiamo infatti:
- la pittura d'azione, in cui il colore è steso con gesto istintivo, quasi violento;
- la pittura segnica, fatta di motivi e segni che si richiamano a caratteri di scritture inventate;
- la pittura materica, eseguita con particolari impasti o accostamenti di materiali eterogenei.
Tali manifestazioni, varie e complesse, sono espressioni di particolari stati d'animo dell'uomo in un mondo che è stato sconvolto dalla guerra e che è incerto sul futuro. Sembra che l'uomo attraverso l'artista, non ponendo più fiducia nella ragione, si affidi all'istinto e al caso.
I principali esponenti dell'Informale sono: Fautrier, Dubuffet, Tapies, Burri, che indagano sull'espressività della materia; Wols, Hartung, Michaux, Mathieu, Soulages, Vedova, Afro, Birolli, Capogrossi e Scanavino che indagano il valore dei segni visivi come tali, senza associare al segno alcun significato descrittivo.
Action Painting
Nella linea di ricerca dell'Informale si manifesta negli Stati Uniti, intorno agli anni Cinquanta del secolo passato, una tendenza definita Action Painting (pittura d'azione). E' una tendenza particolare della scuola di New York, che attribuiscono al gesto del dipingere, all'azione in quanto tale, il ruolo determinante nell'esperienza dell'artista. Anche gli artisti dell'Action Painting, come già quelli dell'Informale, si esprimono attraverso modi differenziati: Jackson Pollock predilige la tecnica del dripping (sgocciolamento del colore); Willem De Kooning accosta colori violenti alla maniera espressionista: la sua pittura è chiamata proprio «espressionismo astratto»; Franz Kline utilizza grandi segni neri su fondo unicamente ed ossessivamente bianco. Le successive manifestazioni artistiche americane (New Dada e Pop-art) hanno le loro radici nell'Action Painting.
I principali esponenti dell'Action Painting sono: Pollock, De Kooning, Kline, Tobey.
Op-art
L'Op-art si manifesta inizialmente verso la fine degli anni Cinquanta del Novecento ed il suo nome nasce dalla contrazione dell'espressione «Optical art». La tendenza è caratterizzata dal desiderio di approfondire e riutilizzare le ricerche visuali già condotte nell'ambito del Bauhaus, del Futurismo e del Dadaismo. Agli artisti della Op-art non interessano più un bel paesaggio o la figura umana, ma gli infiniti stimoli prodotti dalla realtà contemporanea con il suo dinamismo, le sue continue trasformazioni, con la sua tecnologia sempre più sofisticata, con il suo spettacolo visivo e sonoro. E quindi inventano forme con un procedimento quasi scientifico: si servono delle tecniche industriali per ricreare effetti di movimento ed effetti ottici. Tali effetti sono ottenuti per mezzo sia di congegni meccanici, luminosi, elettromagnetici, sia di accostamenti di colori netti a linee, punti, forme geometriche che destano nell'osservatore reazioni ottiche e psicologiche, sensazioni particolari, soggettive. L'osservatore pertanto viene stimolato a completare l'opera con il suo personale intervento.
In America la Op-art fu proposta ufficialmente a New York nel 1965, nella grande mostra di arte astratta percettiva, nella quale si evidenziò la personalità di Poons; in Europa tali ricerche iniziate da Vasarely, furono seguite da: Soto, Agam, Munari, Gerstner e Bury.
Pop-art
All'arte informale segue la Pop-art (abbreviazione di Popular art), un movimento artistico che, nato in Inghilterra, si sviluppa soprattutto negli Stati Uniti. È detta «popolare» nel senso che l'interesse dell'artista è rivolto alla vita quotidiana dell'uomo contemporaneo o, meglio, a quel mondo artificiale che ha mutato l'ambiente in cui l'uomo ora si trova a vivere: un mondo costituito dagli innumerevoli prodotti industriali d'uso comune e, in particolare, dai mezzi di comunicazione di massa. Come elemento base dell'opera pop ci sono sempre un'immagine o un oggetto tratti dalla vita di tutti i giorni: una bottiglia di Coca Cola, un personaggio ingrandito di un fumetto, i rottami di un'auto... Le composizioni di tali immagini o oggetti non possono essere considerate né pittura né scultura, secondo il significato tradizionale dei termini; sono composizioni nuove, diverse le une dalle altre per la varietà delle tecniche esecutive: collage, ingrandimento fotografico, fotomontaggio, stampo in gesso, fusione di materiale plastico... È detta «arte popolare» anche per un altro motivo: ama i colori pieni e vivaci, le superfici lucenti, lo smalto e la plastica; nella sua esuberanza ama creare oggetti colorati, ideare forme di grandi dimensioni. Ogni autore si esprime affrontando in modo ossessivo un unico aspetto della realtà: Segal ripete figure umane a grandezza naturale, realizzate in gesso, colte nell'atto di compiere i gesti di ogni giorno, ma inserite in uno spazio irreale, totalmente vuoto. Oldemburg propone oggetti di uso comune ingigantiti o alterati nei materiali (cibi di gesso). Rosenquist proietta sovrapposte immagini banali (fetta di melone, sandwich) fino a farle diventare inquietanti e minacciose. Lichtenstein si esprime attraverso un riuso delle immagini dei fumetti. Warhol riproduce con fastidiosa ripetitività lo stesso soggetto, dalla bottiglia di Coca-cola alla Gioconda di Leonardo, fino ad annullarne il significato originario.
I principali esponenti della Pop-art sono: Dine, Oldemburg, Segal, Rosenquist, Lichtenstein, Warhol, Johns, Rauschenberg, Wesselman.
Arte Concettuale
Alla fine degli anni Settanta, in ambito internazionale, si evidenzia una nuova linea di tendenza che considera la produzione artistica come progetto astratto, teorico, solo formulato dal pensiero, completamente svincolato dalla realizzazione concreta e in aperta opposizione alla produzione artistica tradizionale. Tale tendenza, che afferma il valore primario della progettazione mentale, rispetto all'opera realizzata, prende il nome di Arte Concettuale. Essa rifiuta la realizzazione concreta perché ogni dipinto, ogni scultura rischiano, nella nostra società, di diventare una merce venduta a caro prezzo, considerata sul mercato un bene-rifugio che non si svaluta e succube dei meccanismi tipici della società dei consumi. L'arte è quindi intesa come idea, come conoscenza ed espressione attraverso il pensiero non come opera concreta. L'impostazione di pensiero del Concettuale ha influenzato, anche se con esiti molto diversificati, larga parte della ricerca artistica seguente. Sono nate così:
- l'Arte povera, come totale rifiuto del «bel materiale», della composizione struttura secondo precise regole, chiaro atteggiamento di ribellione verso l'arte intesa in senso tradizionale. Non si presentano più opere, ma informazioni, progetti, operazioni sulla realtà, insomma proposte aperte, modi di essere nel mondo, piuttosto che risultati definitivi;
- la Body art: l'«opera» è costituita dal corpo umano esposto in carne ed ossa e l'intervento dell'artista è sul corpo stesso, anche con azioni violente; tali esibizioni vengono riprese in diretta da una televisione a circuito chiuso. L'artista si avvale abilmente del proprio corpo con azioni pubbliche, dove qualunque movimento assume particolare significato. Gli artisti della Body art talvolta vengono anche definiti «comportamentisti». Certe loro manifestazioni sconfinano in vere e proprie forme di teatro-performance;
- la Land art: propone interventi non sulla natura, come già avvenuto in passato, ma nella natura, non con scopi ornamentali, ma per prendere coscienza dell'ordine naturale degli elementi, che l'uomo moderno ha completamente sconvolto. La società tecnologica ha alterato il rapporto uomo-natura ed è l'artista, più di ogni altro, che ne vive il profondo disagio, che ne avverte lo sconfinato pericolo.
L'Arte povera, la Body art, la Land art, si pongono indubbiamente come provocazione al meccanismo di accaparramento da parte dei grandi collezionisti di opere d'arte che spesso, più per snobismo che per reale desiderio e conoscenza, acquistano opere, che considerano soprattutto come valida forma di investimento.
Il gruppo promotore dell'Arte Concettuale è quello inglese dell'Arte Language, e soprattutto l'artista Kosuth. Altri artisti di questa tendenza e delle sue derivazioni sono: Burgin, Prini, Kawara, Venet, Ramsden, Merz, Zorio, Pistoletto, Beuys, Isgrò, Christo, Dibbets, Oppenheim, Gina Pane, Smithson.
Postmoderno
Il Postmoderno nasce alla fine degli anni Settanta ed è una vasta corrente di pensiero che investe molte espressioni d'arte (riguarda in modo particolare l'architettura e il disegno industriale, ma si rivolge alla pittura, alla scultura, alla letteratura ed alla poesia). Il movimento si oppone alla sperimentazione spinta all'eccesso, che caratterizza alcune avanguardie: gli artisti postmoderni sentono il bisogno di tornare alla «normalità» delle tecniche, dei mezzi espressivi del linguaggio visuale con i suoi elementi fondamentali. Il Postmoderno pertanto rifiuta il rigore e la purezza di forme che caratterizzavano l'architettura dei grandi maestri moderni (Le Corbusier, Gropius), riproponendo un deciso ritorno alla decorazione e alla ricerca di forme più libere.
Transavanguardia
A partire dalla fine degli anni Settanta, si diffonde in Europa e negli Stati Uniti una nuova tendenza, definita Transavanguardia. Tale tendenza nasce come reazione al movimento Concettuale e si riferisce in modo particolare alla pittura, ma rientra nel più vasto movimento culturale del Postmoderno. Gli artisti della Transavanguardia costruiscono generalmente immagini figurative, ma non si propongono di descrivere la realtà. Le loro opere sono caratterizzate anche da vaste zone di colore monocromo, da macchie e da sgocciolamenti di colore e da figure capovolte o «galleggianti» nello spazio del dipinto. Nella Transavanguardia quindi, vengono riutilizzati i materiali e gli strumenti tradizionali (pennelli, tele, colori), pur senza rifiutare le tecniche espressive delle esperienze più recenti. Gli artisti della Transavanguardia vogliono una pittura «non più mortificata da incombenze ideologiche e da arrovellamenti intellettuali», riscoprendo il piacere di esprimersi liberamente, senza porsi il problema di trasmettere significati al di fuori della pittura stessa.

martedì 8 aprile 2008

Graffiti Art: un saggio, relativa al riconoscimento di alcune forme di graffiti come arte

a cura DI D. PICCHIOTTI

Descrizione generale
Graffiti d'arte è una forma d'arte. Le ragioni, tra cui criteri estetici, per spiegare perché si tratta di una forma d'arte superano di gran lunga le critiche di illegittimità, incoerenza, e non standard presentazione. L'obiettivo del presente documento è di spiegare come l'arte dei graffiti supera queste preoccupazioni e, quindi, può essere considerato come una forma d'arte.

Supponiamo che Leonardo, Monet, Picasso, o ad uno qualsiasi degli artigiani di riconosciuta cultura europea occidentale erano vivi e oggi. Poi, supponiamo che uno di questi famosi artisti deciso di dipingere un capolavoro sul lato della vostra casa o sul tuo davanti alla porta di casa o su un muro nel tuo quartiere. Sarebbe Picasso o Monet essere marchi o l'arte dei graffiti o atti di vandalismo o graffitismo? La risposta può variare a tutta la gente, ma mi permetto di affermare che tali marcature sono arte in forma di graffiti. Loro marchi di qualificare come atti di vandalismo sarebbe solo se è apparso su proprietà pubbliche o private senza autorizzazione. Lo stesso vale per la risposta oggi, il genere di graffiti noto come graffitismo.

Graffiti d'arte nata alla fine degli anni 1960, e si è sempre dato in via di sviluppo. Tuttavia, non è facilmente accettato come opere d'arte, come quelle che si trovano in una galleria o di un museo. Non è strettamente negato lo status di vera e propria arte a causa di una mancanza di forma o di altri elementi di base estetica. La maggior parte dell 'opposizione al graffitismo è dovuta alla sua posizione e grassetto, inatteso, e non convenzionali di presentazione, ma la sua presentazione e spesso illegale posizione non necessariamente squalificare come arte. In questo documento, ho chiarire come alcune forme di graffiti può essere accettato come arte. Questo tipo di graffiti è conosciuto come l'arte dei graffiti, arte metropolitana, o spraycan art. Gli argomenti di vandalismo e di presentazione non convenzionale come la negazione della capacità di alcuni graffiti di essere l'arte è usurpato da una spiegazione di tali proprietà evidente in alcune forme di graffiti che si qualificano, esteticamente, in quanto l'art. Per dimostrare questo, mi fornire un contesto storico di graffiti, e quindi fornire prove convincenti che l'arte è l'arte dei graffiti.

Le origini di graffiti risalgono agli inizi della vita umana, della società vivente. Graffiti è stato trovato sulla scoperta, antico, egiziano, monumenti, e graffiti è stata preservata, anche sui muri di Pompei. Graffiti è la forma plurale della parola italiana grafficar. E plurale, grafficar significa disegni, marchi, modelli, scritto, o messaggi che sono dipinte, in forma scritta, o scolpito su una parete o superficie. Grafficar significa anche "a zero" in riferimento a diversi scritti che vanno da parete "pitture rupestri", bagno scritto, o di qualsiasi messaggio che è graffiata sui muri. In riferimento al giorno d'oggi graffiti, la definizione è qualificato da graffiti aggiungendo che è anche indesiderate qualsiasi marcatura su una proprietà privata o pubblica, che è di solito considerato come atti di vandalismo.

Ci sono varie forme di graffiti. Una delle forme più semplici è quella di singoli marchi, come slogan, slurs, o dichiarazioni politiche. Esempi di questo tipo di graffiti si trovano comunemente nei bagni o su superfici esterne, e questo è di solito graffito a mano. Un'altra forma semplice è che l'etichetta di cui è una fantasia, scribacchiare-come la scrittura del nome o nick-name. Cioè, etichetta indica il nome o nick-name.

Sia l'etichetta o marchio individuale hanno poca o nessuna estetica. Mentre si potrebbe suggerire un tocco di stile o di scrittura, queste forme non si qualificano come superbo esempio di arte dei graffiti a causa di una mancanza di qualità estetiche e di incapacità di produrre un massimo di estetica sensazione nel visualizzatore. In realtà, l'etichetta o marchio individuale non è prodotta per scopi artistici. E 'fondamentalmente un mezzo per indicare la presenza dello scrittore, vale a dire, l'età vecchia dichiarazione di "Sono stato qui". Gang marcature di territorio anche adattarle alla definizione di graffiti, e che consiste principalmente di tag e messaggi che forniscono "notizie" di avvenimenti nel quartiere. Murales per la valorizzazione e la comunità bellezza sono anche una forma di graffiti, anche se non sono di solito pensiero di questo modo perché la maggior parte sono commissionati murales. Questi sono più colorato e complesso. Essi prendono notevole quantità di abilità per completare, e murales può essere fatto in uno stile graffiti arte pittorica tradizionale o di una scena. L'ultima forma di graffiti è l'arte dei graffiti, che è l'uso creativo di spraypaint per produrre un'opera d'arte o di graffiti che è fatto in un graffito-come stile, e questa è la preoccupazione di questa discussione.

Graffiti arte moderna nata nella città di New York, ed era conosciuto prima come "New York Style" graffiti. Questa forma d'arte è iniziata verso la fine del 1960, quando gli adolescenti permanente marcatori usati per codificare o scrivere i loro nomi, seguito dal numero della strada in cui sono vissuti, nella metropolitana di automobili. Questa tendenza è nato con la comparsa di "Tali 183", che è stata l'etichetta di un ragazzo di nome greco americano Demitrius. Codifica divenne presto un modo per ottenere il nome conosciuto in tutta la città. Tuttavia, va osservato che la codifica apparso in Philadelphia prima di New York. Il moniker, "Cornbread" e "Top Cat" sono stati ben noto a Philadelphia, e quando Top Cat's stile apparsa a New York, è stato doppiato come "stile Broadway" per la sua lunga magro caratteri.

L'avvento della spraypaint consentito per l'etichetta e per sviluppare la dimensione e il colore. Ad essa non è stato sufficiente per avere il nome di uno scrawled su qualsiasi superficie disponibile e visibile, perché tutti erano a farlo. Il spraycan il taggers separati da artisti di quel colore, la forma, e potrebbe essere messo in evidenza lo stile creativo con questo nuovo strumento per la produzione di s etichetta come parte di un progetto globale di produzione artistica. L'etichetta, che è monocromatica e una scrittura stile che a chiunque può fare, ha dato modo ai passi-up, che è un colore etichetta di solito due contorni o bolla-come lettering. Anche in questo stile non è troppo difficile, ma ben presto più complicato stili evoluta. Il francobollo è un po 'difficile e comporta un impiego dritto lettere a produrre un effetto 3-D. Il pezzo, che è l'abbreviazione di capolavoro, è apparso accanto, e si tratta di un grande lavoro multicolore. Una produzione è un pezzo che si trova di solito in scala di un murale, e si tratta di originale o familiare cartoon caratteri in aggiunta ai graffiti scrittore o nome dell'artista. Va notato che ogni forma di graffiti elencati comporta il nome dell'artista, come se l'elemento centrale o come ornamento all'interno del pezzo perché scrittori vuole essere conosciuto. Pertanto, la ricerca di modi nuovi e creativi per visualizzare il tag in un luogo ben visibile, al contrario di appena scribbling dappertutto, è stata la fondamentale vigore la rincorsa allo sviluppo della moderna arte dei graffiti.

In mezzo alla fine del 1970, ha iniziato la pittura scrittori treni della metropolitana, e quindi il nome, l'arte metropolitana. Treno pittura è stato determinante per lo sviluppo del graffitismo, perché i treni divenne il palcoscenico per lo stile guerre, che è stato un momento in cui tutti coloro che hanno voluto essere riconosciuto come il miglior artista o il "re" o "regina" di una linea di metropolitana got - , Vale a dire, dipinta treni più spesso possibile. Se il nome è stato su un treno in una coloratissima e stile unico, è stato garantito di essere visto da molte persone, soprattutto da altri scrittori, perché i treni della metropolitana di New York City viaggio in diversi circuiti in tutta boroughs. Per essere un "re" o "regina" si potrebbe arrivare non solo a dipingere, o semplicemente il suo nome in mille luoghi diversi. Al contrario, lo stile e il talento artistico sono stati e continuano ad essere estremamente importante. L'obiettivo era ed è quello di creare bruciatori che sono pezzi che spiccano perché di creatività, colore, vitalità, delinea fresco, cioè non sgocciola, e in generale artistica appello. E 'riconoscibile il talento artistico dei graffiti artista stabilito che il suo regno sulla linea metropolitana, e non solo l'aspetto di s nome in mille luoghi diversi. Gli stili, che è emersa con il già citato forme durante questo periodo di tempo sono stati round popcorn o bolla lettere, wildstyle, che è un intricato, interbloccaggio tipo di calligrafia, che è difficile e quasi impossibile da leggere, computer e caratteri gotici, 3-D iscrizioni, che fading Miscele di colori, e l'uso di caratteri cartoon. La capacità di produrre pezzi complessi è quello che separa il tagger dai graffiti artista; graffitist per brevi. Taggers scribacchiare e graffitists fare arte.

L'alta visibilità del treno e il pubblico potenziale di più artisti invitati a partecipare a questa nuova forma d'arte. Nonostante New York City's vigorosi sforzi anti-graffiti lo stile fiorì e presto influenzato artisti e città di tutto il mondo. Il più grande veicolo promozionale per l'arte dei graffiti in tutto il mondo è stato il fenomeno Hip-Hop, che è associato con la cultura della musica rap.

Metropolitana arte ora viene definita come l'arte spraycan treni della metropolitana, perché non sono più la tela di scelta. Inoltre, ogni graffitist non potrebbe fare tutto il suo lavoro sulle vetture della metropolitana a causa di leggi, la polizia, l'ambiente e la pericolosa dei cantieri della metropolitana e delle stazioni lay-up. Ironia della sorte, l'ultima innovazione in spraycan arte è stata quella di "merci arte", in cui graffitists vernice ferrovia, il trasporto merci auto con l'aspettativa che le loro opere d'arte si recherà negli Stati Uniti e in tutto il continente.

Ci sono due grandi questioni connesse con la spiegazione di graffiti. Uno, che è responsabile per esso, e due, perché graffitists produrre spraycan art. Per la sorpresa della maggior parte della gente, l'arte dei graffiti non è l'unico possesso di poveri, urbane, di classe inferiore americano bambini. Non solo la metà dei graffitists caucasica provengono da famiglie della classe media, ma ci sono graffitists in tutto il mondo. Quando gli abbiamo chiesto, "Che genere di ragazzi di scrivere graffiti?", Kevin Hickey agente di polizia del New York Police Department's Transit graffiti squadra ha risposto, "Il tipo di ragazzi che vivono a New York City." Esse vanno dalla ultra-ricco per gli ultra-poveri. Non vi è alcuna classificazione generale dei bambini in età Graffitist serie da 12-30 anni, e ci sono artisti di sesso maschile e di sesso femminile. In passato, gli artisti in genere graffiti lavorato da solo, ma le dimensioni e la complessità dei pezzi, nonché preoccupazioni per la sicurezza artisti motivati a lavorare insieme in equipaggi, che sono gruppi di graffitists che variano in composizione da 3 a 10 o più persone. Un membro di un equipaggio può essere giù con, per esempio, affiliati, con più di un equipaggio. Per far parte di un equipaggio, deve avere uno stile pezzi prodotti e mostrare il potenziale per sviluppare il proprio, unico stile. Un equipaggio è guidato da un re o della regina, che è di solito quella persona riconosciuta come la migliore capacità artistica tra i membri dell'equipaggio.

Le ragioni e dei valori per il motivo per cui si potrebbe impegnarsi in graffitismo sono diversi, come gli artisti che lo producono. Un motivo principale è la prospettiva di fama e il riconoscimento del proprio talento artistico. Graffiti è anche una forma di auto espressione. L'arte come "scrittura" è un metodo creativo di comunicare con altri scrittori e il pubblico in generale. È ciò che l'artista comunica l'identità, di espressione e di idee. Sentenze sono basate unicamente sulla propria abilità artistica. Questo tipo di comunicazione è di valore, perché le persone indipendentemente legami culturali, lingua, razza o differenze di modo che nient'altro può. Inoltre, la produzione di graffitismo con un equipaggio si basa il lavoro di squadra e che l'equipaggio collabora per la realizzazione di un obiettivo comune. Il senso di questo risultato in campionato con gli altri è di valore per l'artista. Nel suo libro, Graffito, Walsh rileva che alcuni graffitists vista la loro arte come un rituale trasgressione repressiva nei confronti di un ordine politico ed economico. Per alcuni artisti rivoluzionari vedono se stessi come stabilito reagire contro la galleria d'arte di mercato o di sistema e che l'arte non è solo ciò che appare in galleria come determinato dal curatore. Alcuni artisti anche visualizzare le loro creazioni in spazi pubblici e privati, come una dichiarazione contro il capitalismo occidentale di idee e di proprietà privata. Naturalmente, la maggior parte dei graffitists godere di ciò che fanno e trovo ad essere divertente, gratificante e stimolante. Anche se questi sono validi motivi, non definitivamente risolvere la questione sul perché l'arte è l'arte dei graffiti o perché si tratta di una valida forma d'arte nonostante le sue origini illegali.

Graffiti come si è visto e sperimentato sulla città di New York i treni della metropolitana e che si è sviluppato nella moderna forma di giorni spraycan arte è arte. La produzione comprende l'arte dei graffiti stabilito tecniche e stili, e anche la forma d'arte è caratterizzato da un livello medio; spraypaint.

Per esempio, sono novizi insegnato come usare spraypaint secondo diversi stili e come regolare ugelli così come montare e utilizzare altri tipi di aerosol su spraycans tappi per diversi effetti artistici. Le forme di arte dei graffiti hanno sviluppato nel corso degli anni dal mero gesti di codifica di prassi stabilita convenzionale del graffitismo mondo come creare l'etichetta in base a un metodo, come wildstyle, che ne fa parte integrante, che scorre elemento del totale del pezzo .

In aggiunta, l'arte dei graffiti non è una spontanea attività come la codifica in forma di fantasia scribacchiare. Il completamento di un pezzo o di una produzione richiede un grande sforzo di immaginazione, pianificazione, e di sforzo.

Il graffitist fa un primo schizzo. Poi lui o lei piani di caratteri e seleziona i colori. Successivamente, l'artista sceglie la sua "tela" o di superficie e non uno schema preliminare, seguita da una compilazione di colori e decorazioni, e poi la bozza finale è completata.

Graffiti può anche essere analizzata in base agli elementi di linee, colori, e le strutture che sono presenti nel lavoro, al fine di produrre una narrazione su di esso. Un altro importante motivo per cui l'arte dei graffiti può essere visto come l'arte è da considerare l'intenzione del produttore. Graffitists intendono il loro lavoro per essere colto come arte che può comunicare sentimenti e idee per il pubblico. Ciò è in linea con il mandato di Tolstoj che l'arte deve permettere alle persone di esprimere le proprie idee e condividere gli uni negli altri sentimenti attraverso l'opera d'arte.

Plus, l'arte dei graffiti ha una funzione non solo di comunicare agli altri, ma anche la comunità beautifies da visualizzati su aree che normalmente sarebbe eyesores, come un muro, in un lotto vacante o di un edificio abbandonato. Inoltre, tutte le proprietà estetiche e criteri dalla base elemento di colore alla complessa questione di artista intenzione, che sono attribuiti ad altre opere, al fine di caratterizzare come l'arte può essere trovato in tutti gli esempi di arte spraycan. L'unica differenza tra le opere in una galleria o il museo d'arte e graffiti, in termini di come e perché quest'ultima non è facilmente accettata come arte è dovuta alla sua posizione e alla presentazione.

Infatti i problemi di localizzazione e la presentazione sono i più significativi ostacoli a una piena accettazione della spraycan arte come arte. Graffiti d'arte non può essere ignorato semplicemente perché non è presentata in modo convenzionale ubicazione e, cioè, incorniciata e collocata in un museo o galleria. La posizione su di un muro o la metropolitana senza il permesso solo rende l'arte non sollecitate. In quanto tale, esso può essere chiamato vandalismo, ma, ancora una volta, questo non squalificare come arte.

Piuttosto la categorizzazione del graffitismo indesiderate come arte che si giustifica solo vandalismo di una rimozione dalla superficie. D'altro canto, per gli atti di vandalismo aspetto del graffitismo può essere considerato come un unicità e non una funzione di sminuire la forma d'arte perché, come atti di vandalismo, l'arte dei graffiti è molto temporaneo. Un pezzo che potrebbe essere lungo sessanta piedi, a dodici metri di altezza, e venti a trenta lattine di vernice e almeno otto ore per la produzione potrebbe essere andato in pochi minuti.

Un'altra sfida per l'arte dei graffiti è che è costretto al pubblico perché le persone non hanno alcuna voce in capitolo nella sua produzione, nonostante il fatto che i fondi pubblici siano utilizzati per rimuoverlo. Graffitists contrastare con l'argomento che gli edifici, cartelloni, la campagna annunci, volantini e sono costretti anche per il pubblico in maniera analoga.

Spraycan art soffre altre critiche a causa della caratterizzazione generica di tutti i graffiti come banda connessi e semplicemente un problema di codifica. Tuttavia, solo il 20% dei graffiti è correlato gang [ed. Nota: secondo Walsh, che cita questo numero in _Graffito_. Perché usava aneddoti da LA e San Francisco per ottenere le sue figure, e non si sa che cosa definizione di "banda", egli si riferisce a questo numero è discutibile.], E va notato che non tutti i casi, l'arte dei graffiti sono buone Esempi di forma d'arte, così come non tutti i frame creazioni artistiche sono buoni esempi di pittura o addirittura degno di essere chiamato arte.

Graffiti è anche criticata per essere troppo difficile da capire, ma certamente questo non è in grado di mantenere l'arte dei graffiti di essere arte più rispetto alla oscurità di arte astratta o del cubismo di Picasso impedisce sia uno di quelli difficili da capire le forme d'arte da essere considerata come arte. Goldman's estetica teoria è utile per chiarire il problema della localizzazione e la presentazione in relazione al graffitismo.

Goldman afferma che l'arte ci porta ad altri mondi in un modo che è abbastanza soddisfare sensually ed esteticamente. Questo allontanamento dal mondo reale è arricchito da l'umore della galleria o al buio impostazione del teatro lirico. La maggior parte delle volte, quando si incontrano arte e da essa vengono trasportati in altri mondi, ci troviamo in una posizione in cui ci aspettiamo che questo accada. Tuttavia, questo non è il caso con l'arte dei graffiti. Per appare improvvisamente e in luoghi imprevisti. Così, quando abbiamo accoglierla, siamo trasportati a questi altri mondi in un tempo e in un luogo che non siamo abituati a farlo.

Noi non siamo usati per l'arte ci avvicina al di fuori di impostazioni convenzionali come ad esempio un museo. Il pubblico, invece di andare a visualizzare la forma d'arte, arte spraycan raggiunge i visualizzatore; talvolta in un modo sorprendente. Si può solo immaginare quanto scioccante e sorprendente sarebbe stato di vedere un treno in movimento colorato rapidamente attraverso la barchetta stazioni e smorto circoscrizioni della città di New York. Spraycan arte è una forma d'arte che è completamente aperta al pubblico perché non è incassata dai confini o "leggi" della galleria o il museo di sistema. Forse, questo è il suo solo crimine.

La teoria istituzionale, in breve, i mandati che l'arte è quella che viene visualizzata dal mondo l'arte di essere accettato come arte, come stabilito dai membri del mondo dell'arte. Dal momento che l'arte dei graffiti non è stabilito definitivamente in qualsiasi gallerie o musei, spesso si è sostenuto che non si tratta di arte, ma anche questo rientra critica breve perché ci sono casi in cui il mondo ha riconosciuto l'arte dei graffiti arte come arte. Nel 1970, le gallerie a New York e in Europa ha portato a graffiti l'attenzione del mondo dell'arte.

Lee Quinones, un eminente scrittore di New York e uno dei pochi a graffitists bomba, vale a dire, vernice, un intero treno da cima a fondo e end-to-end, è stato invitato ad esporre i suoi lavori su tela di Claudio Bruni's Galleria Madusa a Roma. Allo stesso modo, Yaki Kornblit di Danimarca, un commerciante d'arte, ha contribuito a lanciare la carriera di molti graffitists nel decennio del 1984 e del 1985 al Museo Boyanano von Beuningen di Rotterdam. Jean Paul Basquiat collaborato con Andy Warhol per la creazione di joint dipinti nel 1985. E, recentemente, nel 1996, Barry McGee, noto anche con la sua etichetta, "Twist", è stato commissionato per fare un graffitismo murale per il San Francisco Museum of Modern Art.

Come graffiti è stato introdotto al mondo dell'arte, due tendenze accaduto. Uno, il mondo dei collezionisti, commercianti e curatori, artisti, e così aiutato graffitists evolvere in stile, presumibilmente, con la condivisione delle loro conoscenze artistiche con i nuovi arrivati. Due, l'esposizione ha contribuito a espandere graffiti a tutte le parti del mondo.

Inoltre, le città come LA e Chicago hanno riconosciuto il talento di graffitists fornendo un mezzo per loro di fare arte dei graffiti giuridica, che ha contribuito a promuovere la forma d'arte e ridotto l'importo del graffitismo che appare nella città di vandalismo.

Allo stesso modo, le organizzazioni dei graffiti artisti come il Phun Factory o Graffiti Artisti Unite a New York sollecitare posti a fare graffiti giuridica, come edifici abbandonati, le imprese, le pareti o comunità nei parchi. Che questa mostra è che alcuni graffiti, in particolare sotto forma di arte spraycan, è riconosciuta come arte dal mondo dell'arte.

Questo riconoscimento del graffitismo arte dal mondo è importante per due ragioni. Perché uno dei fattori sociali, politici, economici e di influenza del mondo dell'arte, il suo riconoscimento come arte dei graffiti arte aiuta ad aumentare la consapevolezza e la comprensione della forma d'arte. Due, questo impedisce il riconoscimento spazzare generalizzazione che tutti i graffiti atti di vandalismo e, pertanto, è qualcosa che deve sempre essere debellata. Per e attualità, arte spraycan non devono necessariamente essere illegale o su un muro, per essere considerata come l'arte dei graffiti, anche se, filosoficamente, questa potrebbe essere la più pura essenza della forma d'arte. Ciò che conta è che l'arte è prodotto secondo un graffitismo stile.

Sono esempi di opere d'arte che sono prodotti su tela con spraypaint e in uno stile graffiti può essere considerato come spraycan art. E l'esortazione che graffiti dovrebbe essere visibile su un spazio pubblico o privato, al fine di essere nel suo contesto ottimale non è tanto per glorificare qualsiasi illegalità, ma piuttosto, per evidenziare l'idea che i graffiti è concepito per essere completamente accessibili al pubblico per l'immediata Apprezzamento.

Inoltre, la crescente accettazione del graffitismo non è dovuto tanto per la sua adozione di tecniche tradizionali. Al contrario, i libri, le riviste, i film, e gli artisti stessi hanno aiutato la gente a capire come e dove si armonizza con graffiti e va un passo oltre i metodi tradizionali.

Per esempio, wildstyle cambia ad ogni artista interpretazione del alfabeto, ma si basa anche su l'uso di colori primari, fading, primo piano e sfondo, e così a creare queste lettere. Pertanto, è importante e prezioso per caratterizzare alcune forme di graffiti come arte perché questo sfide persone, che sono condizionati ad accettare opere d'arte come arte solo se essi sono creati in modo tradizionale e sono presenti nella istituzionale, di apprezzare le opere d'arte che hanno origine E sviluppare al di fuori di tali vincoli. In tal modo, le persone vengono a realizzare graffiti non è una forma d'arte che viene fatto solo per amore del ribelle distruzione. Al contrario, è un innovativo e veramente originale forma d'arte che è destinato a portare un piacere estetico al pubblico come qualsiasi altra forma d'arte riconosciuta.

In sintesi, alcune forme di graffiti diventano arte base a quattro criteri. In primo luogo, l'arte dei graffiti è separato dalla vita quotidiana dei graffiti da marcature l'artista ha l'intenzione di produrre un'opera d'arte. In secondo luogo, l'arte dei graffiti ha una tradizione di sviluppo nello stile e la tecnica. In terzo luogo, anche l'arte dei graffiti è stato riconosciuto dal mondo dell'arte. Un quarto criterio è che la risposta del pubblico a graffitismo indica che si tratta di arte. O meno tutti d'accordo sul fatto che il pubblico graffitismo è buono, cattivo, o estremamente prezioso è un'altra discussione sulla valutazione, e non se l'arte è l'arte dei graffiti. La valutazione riguarda effettivamente giocare in più dove, quando e come l'arte dei graffiti dovrebbe essere visualizzato.

I criteri di cui sopra sono difendibili, in quanto essi sono stati utilizzati per legittimare le altre forme artistiche. Tuttavia, ciò che sembra essere la più significativa risposta a descrivere come e perché l'arte è l'arte dei graffiti è la nozione di comprensione in cui l'artista e il pubblico sincronizzare in accordo su un particolare lavoro di essere un esempio di arte. Si tratta di comprendere ciò che rende una creazione d'arte per l'artista e ciò che rende la stessa creazione d'arte per il pubblico. Quando e in base a quali criteri che coincidere questi due punti di vista è ciò che determina accuratamente l'arte dei graffiti come arte. E come le altre forme d'arte, l'arte dei graffiti è definitivamente quando l'arte sia l'artista e il pubblico le opere d'accordo sulla capacità di fornire la massima soddisfazione estetica. Mentre è quasi impossibile formulare una teoria delle condizioni necessarie o regole che specificano quando l'arte è l'arte dei graffiti, credo che sia sufficiente a trarre già stabilito i criteri e le teorie estetiche sottolineare che alcune forme di graffiti si qualificano come arte.

Pertanto, i graffiti e la forma di spraycan arte è arte. Ha forma, il colore e altre proprietà di base, nonché di un accordo di questi elementi in strutture che si qualificano come esteticamente arte. Basta fare qualcosa con spraypaint potrebbero rendere graffiti, ma non necessariamente qualificarsi come arte o graffitismo. Inoltre, quando l'arte spraycan è analizzato secondo l'artista l'intenzione e il valore di pubblico, non vi è ancora di più le prove che indicano che è vera e propria arte. L'unico ostacolo che ha ostacolato l'accettazione generale del graffitismo è la sua posizione e la presentazione. Tuttavia, i casi di accettazione del graffitismo arte dal mondo dimostra che i metodi convenzionali di presentazione non sono tutte questioni che nel determinare se qualcosa è arte. E l'arte dei graffiti è di non essere squalificato come arte semplicemente perché potrebbe apparire non sollecitate. In breve, i graffiti e la forma di spray può l'arte è arte, come qualsiasi altra opera che potrebbe essere trovato in una galleria o di un museo. iProf Goldman

Segno e scrittura

a cura DI D. PICCHIOTTI

Crediamo da tempo che il destino delle arti si stia giocando sul piano della scrittura. Nel senso che la scrittura costituisce il “luogo della convergenza” dei diversi tipi di espressione e comunicazione estetica. E aggiungiamo che la scrittura ci sembra anche in grado di mediare la necessaria interazione tra i vari segni che intervengono nella creazione dell’opus.
Superati ormai i vecchi concetti nati dalle ricerche poetico-visuali (perché consumati nelle varie esperienze della poesia concreta, della poesia visiva, della scrittura simbiotica, della nuova scrittura, eccetera, tutte portatrici di rispettabili contributi…), e spostando l’obiettivo un poco più avanti, con l’intento di accogliere orizzonti sempre più ampi in un quadro che, necessariamente, deve considerarsi in continua trasformazione, il problema che troviamo sempre in primo piano è quello della comunicazione.
L’arte di questo secolo ha offerto continui e progressivi scollamenti dalla realtà, riducendo, a vantaggio dell’invenzione, la capacità di comunicare. Poiché il cammino dell’arte, di ogni arte (del dipingere come dello scrivere, eccetera, ammesso che valgano certe distinzioni), è irreversibile, e non si può concedere spazio a teorie pseudovichiane di corsi e ricorsi, che esistono solo nella mente dei mercanti e degli stilisti di moda, questo rapporto tra arte e realtà deve essere reinventato di volta in volta, tenendo conto delle diverse situazioni che appunto si vengono a creare lungo il percorso di questa “freccia evolutiva dell’irreversibilità” (come direbbe Enrico Pedrini).
Ora, dunque, per capire questo momento fondamentale dell’arte che guarda alla scrittura, perno del discorso rimane ancora il segno. Per quanto ogni affermazione debba risultare provvisoria, l’idea che l’arte ha del segno è l’unica via realistica che si possa seguire.
In una breve indagine sull’uso del termine “segno” nella pittura, abbiamo per prima cosa constatato come spesso sia stata usata l’espressione “segno pittorico” del tutto a vuoto; un “segno pittorico”, in quanto tale, non esiste, o, semmai, è comune a tutti i pittori; dire che ogni pittore “ha il suo segno” non ci dice nulla sul “segno”. Ma quando parliamo di segnicità in un pittore intendiamo già qualcosa di più, perché, in qualche modo, carichiamo l’artista di una ideologia, o di una poetica. Parlare di segnicità significa indicare che l’artista annette, nel suo lavoro, un’importanza prevalente al graphos, alla gestualità del segno inteso come traccia più o meno immediata. Così, possiamo parlare di un segno gestuale, come primo punto di una progressione lineare.
Una maggiore meditazione sul gesto, sulla traccia grafica, porta a una organizzazione dei segni, che si caricano da un lato di simbolicità, dall’altro di numericità, proponendosi come serie. Ed eccoci dunque al segno seriale, che non è ancora verbale perché non esiste ancora una funzione alfabetica.
Terzo polo del discorso è quello appunto costituito dal segno verbale o segno scritturale, dove i segni grafici appaiono configurati sistematicamente, ognuno ha un valore preciso o quasi, facciano parte di un alfabeto generalizzato oppure no (perché di alfabeti se ne possono inventare quanti se ne vogliono).
È probabile che questi tre momenti della scrittura, nei confronti dell’arte di oggi, siano da prendere in considerazione contemporaneamente, e che la scrittura debba essere intesa come elemento inglobante, e non come punto finale di un discorso. Si potrebbe anche dire che la scrittura si conforma su questi tre aspetti del segno, da prendere in considerazione in un ordine progressivo, ma solo per una questione di pratica.
Così, se di scrittura si parla oggi, è per andare un poco oltre il discorso impostato da Filiberto Menna nel 1987, con la mostra e il relativo catalogo Mazzotta, Pittura-scrittura-pittura, supportati anche da interventi di Fulvio Abbate e Matteo D’Ambrosio, che voleva soprattutto segnalare una situazione di scambio, di passaggio, di sconfinamento su entrambi i lati. Non a caso s’intitolava Passages una successiva mostra curata da Luciano Caramel, e Sconfinamenti un’altra ancora successiva, ma comunque, entrambe, in linea con questa precisa intuizione o intenzione nei confronti della scrittura. Come non a caso il citato intervento di Matteo D’Ambrosio s’intitolava Le avventure del segno e, sia detto per inciso, il testo rimane ancor oggi esemplare ai fini del nostro discorso, parlando con determinazione di un’arte come scrittura, cui si giunge (negli anni ottanta) attraverso un percorso tutto linguistico che ha radici saussuriane e passa attraverso quella “pittura segnica” degli anni cinquanta di cui appunto si diceva.
E non ci sembra che la prospettiva oggi, nei confronti dell’arte, sia molto mutata; semmai possiamo dire che è maturata, portando un’ulteriore precisazione sulla funzione della scrittura come strumento di comunicazione capace d’imprimere all’arte uno scatto d’invenzione in linea con le esigenze di un modello sociale in continua trasformazione.
1992
Il materiale di questo sito è tratto dal libro "PITTURA COME SCRITTURA"

Keith Haring, profilo grafico e stilistico

a cura DI D. PICCHIOTTI

Keith Haring nasce il 4 maggio 1958 a Reading, in Pennsylvania, da una famiglia di origine anglosassone appartenente alla media borghesia protestante. Dal padre, disegnatore di film d’animazione, eredita una intensa passione per i cartoons e per la lettura e la realizzazione grafica dei fumetti: fin dall’infanzia impara a lasciare correre liberamente la fantasia e ad esprimersi con il disegno più che con le parole.
Nel 1976, dopo essersi diplomato presso il liceo di Kutztown, Haring si iscrive alla Ivy School of Professional Art di Pittsburgh, un istituto nel quale si insegnano metodi di applicazione commerciale dell’arte. La realtà provinciale di Pittsburgh, però, non lo soddisfa, così come lo lasciano perplesso i limiti della Ivy School, troppo legata al mondo della produzione industriale e alla grafica pubblicitaria. Dopo alcuni mesi, Haring abbandona la scuola e si trasferisce per un breve periodo a San Francisco, città assai più stimolante e culturalmente aperta, nella quale trova il coraggio di riconoscere e vivere pubblicamente la propria omosessualità.
Al suo ritorno a Pittsburgh, Haring continua a sviluppare la sua passione per il disegno e frequenta le lezioni della locale università, pur non iscrivendosi ufficialmente ad alcun corso di laurea. Contemporaneamente lavora in un locale che espone anche oggetti d’arte: proprio in questo locale allestisce la sua prima mostra di disegni.
In questa fase Haring compie da autodidatta intensi studi storico artistici, privilegiando i pittori che gli paiono più vicini alle sue modalità espressive, fantasiose e fortemente caratterizzate in senso grafico. Il giovane artista approfondisce così la conoscenza di Paul Klee, maestro eccelso che con un ferreo controllo dei mezzi espressivi riesce a creare un territorio magico popolato da forme leggere e fantastiche, fresco ed emozionante come un’infanzia ritrovata; studia Mark Tobey, aperto alle suggestioni dello zen, della calligrafia giapponese e delle culture dell’estremo oriente, creatore di una pittura segnica simile a una scrittura dalla forte componente automatica e gestuale; è affascinato da Jackson Pollock, geniale inventore dell’all-over e della pittura gestuale, e dai colori squillanti e dalle forme semplificate usati da Henri Matisse; si entusiasma per l’audacia di Jean Dubuffet, il maestro che esalta la forza espressiva dell’art brut (e cioè dell’arte “incolta”, dei disegni dei bambini e delle creazioni dei pazzi). Inoltre, Haring legge con estrema attenzione i saggi fondamentali di Robert Henri, pittore e critico che teorizza la necessità di una dimensione sociale e pubblica per l’arte contemporanea americana.
Di particolare rilievo per la formazione di Haring è la scoperta di Pierre Alechinsky, alfiere dell’informale europeo che privilegia l’uso dell’inchiostro su carta e persegue un linearismo quasi calligrafico senza rinunciare all’efficacia emotiva della composizione: tali caratteristiche sono le stesse che si riscontrano nella pittura del giovane americano, il quale, proprio come Alechinsky, si avvale in modo pressoché esclusivo della tecnica del disegno su carta.
Nel 1978 Haring abbandona definitivamente Pittsburgh e si trasferisce a New York, dove si iscrive alla School of Visual Art. Nel prestigioso istituto operano alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte statunitense degli anni Settanta, quali il concettualista Joseph Kosuth e il poliedrico body artist Vito Acconci, l’artista processuale Keith Sonnier e la coreografa e danzatrice d’avanguardia Simone Forti. Stimolato dagli insegnanti, Haring sperimenta per un breve periodo le tecniche del video e della performance, ma rimane in sostanza fedele al disegno di matrice fumettistica.
Nella Grande Mela Haring non si limita a frequentare il raffinato ambiente accademico della School of Visual Art, ma entra anche in contatto con esperienze differenti. Si confronta con la cultura beat (in particolar modo con William Burroughs), con le esperienze zen di Alan Watts e con Timothy Leary, il profeta dell’LSD e della psichedelia. Riesce a coltivare contemporaneamente interessi eterogenei: si occupa di semiotica, studiando i testi di Roland Barthes e Umberto Eco, e di antropologia culturale, guardando in particolar modo ai geroglifici egizi e alle scritture delle civiltà precolombiane; nel contempo frequenta gli ambienti della musica post-punk e rap e quelli degli artisti “di strada” che popolano la metropoli. Haring scopre così il mondo della graffiti art e sceglie di avvicinarsi a questa forma espressiva, affascinato dalla facilità con la quale in essa si coniugano una evidente semplicità strutturale e una grande efficacia comunicativa. Nel 1980 il giovane artista partecipa con successo all’esposizione Times Square Show, organizzata dal fronte della controcultura giovanile graffitista con l’appoggio di artisti già celebri e di gallerie d’avanguardia; nell’ambiente del graffitismo stringe amicizia soprattutto con Jean Michel Basquiat e con Kenny Scharf.
I moduli espressivi propri della graffiti art si combinano perfettamente con l’idea di arte di Haring, il quale, spinto anche dall’esempio di Christo, decide di confrontarsi con la pittura in spazi pubblici: tra la fine del 1980 e i primi mesi del 1981 comincia a realizzare sistematicamente una serie di disegni con gessetti bianchi sui cartelloni pubblicitari disposti nelle fermate della metropolitana newyorchese. Mette in mostra un repertorio derivato in buona misura dai fumetti e dai cartoni animati, fatto di scene erotiche, bambini “radianti”, dischi volanti, cuori, croci, animali e figure umane a quattro zampe; tutti gli elementi sono realizzati con una linea veloce e continua. I suoi disegni paiono “attivare” le superfici sulle quali compaiono e trasmettono agli spettatori una forte sensazione di energia; le sue sagome dinamiche offrono la sensazione di volersi estendere a dismisura, sull’onda di ritmi insieme eleganti e travolgenti: animati da un arcaico horror vacui, si infittiscono e moltiplicano sullo sfondo come racemi medievali.
Sul finire del 1981 Haring abbandona il supporto cartaceo e inizia a dipingere su tele viniliche, metallo e oggetti di recupero, mosso dalla volontà di sperimentare nuove modalità operative e nuove combinazioni, quasi alchemiche, tra segno, materia pittorica e superficie di fondo.
L’opera di Haring comincia ad attirare l’attenzione dei grandi galleristi, tra i quali spicca Tony Shafrazi, il mercante per eccellenza della graffiti art. Questi sfrutta tutto il carisma e le conoscenze di cui gode all’interno del sistema dell’arte per fare in modo che Haring ottenga molto rapidamente notorietà internazionale e approdi a una consacrazione a livello mondiale. L’obiettivo viene raggiunto nel 1982, in occasione della rassegna Documenta 7 di Kassel, in Germania. Il successo si rivela durevole: nel 1983 Haring partecipa alla Biennale del Whitney Museum di New York e alla Biennale di San Paolo, nel 1984 è protagonista della XLI Biennale di Venezia, nel 1985 prende parte alla Nouvelle Biennale di Parigi.
Raggiunta la celebrità, Haring viene chiamato in molti paesi a realizzare murali, apparati decorativi e vetrine: tra i suoi primi interventi spicca quello portato a termine a Milano, per l’emporio Fiorucci, nel 1983. L’Italia, grazie soprattutto al lavoro della critica Francesca Alinovi, è tra le prime nazioni europee che riconoscono il talento del pittore: nello stesso 1983 i galleristi Salvatore Ala e Lucio Amelio gli propongono vantaggiosi contratti.
La fama di Haring cresce ovunque anche grazie all’abilità propagandistica dell’artista, capace di gestire in modo brillante la sua immagine. A scopo pubblicitario egli si avvale di collaborazioni con stilisti di fama e organizza performance nelle quali dipinge sui corpi di cantanti e di altre celebrità. Nel contesto del processo di autopromozione messo in atto da Haring spicca l’apertura del “Pop-Shop”, un negozio inaugurato a New York nel 1986 che qualche anno più tardi apre una seconda sede a Tokyo. Sul modello di Warhol e della sua “Factory”, Haring mira a propagandare la propria pittura sfruttando tutte le possibilità offerte dalla riproducibilità tecnica: magliette, poster, gadget e calendari decorati con le sue opere conoscono una diffusione planetaria. Per quanto l’aspetto commerciale di tale operazione sia evidente (e in definitiva preponderante), l’artista utilizza il “Pop-Shop” anche per dare visibilità al suo impegno sociale e per accrescere la cassa di risonanza dei messaggi critici che, per mezzo della sua arte, egli intende rivolgere all’umanità.
La gestione attenta della propria immagine e la perfetta integrazione nel sistema dell’arte, infatti, non impediscono a Haring di sviluppare un’opinione negativa e una sincera preoccupazione circa molti aspetti della società contemporanea. In particolare, l’artista manifesta a più riprese il suo timore nei confronti della minaccia nucleare che incombe sull’umanità ed esprime aperta perplessità circa l’eccessiva importanza attribuita al denaro nella società occidentale; inoltre, egli denuncia il rischio della perdita di identità individuale legato al dilagare del mezzo televisivo. Connesse a questi argomenti sono alcune iconografie maturate in buona parte attorno alla metà degli anni Ottanta, come il celebre bambino legato a un televisore da un cordone ombelicale, il fungo atomico e la figura umana con un buco all’altezza dello stomaco.
L’impegno sociale di Haring e le sue preoccupazioni circa il destino della società crescono in modo significativo dopo il 1985: a partire da tale data le sue opere parlano sempre più spesso di violenza, dolore e alienazione. Parallelamente, il suo segno si fa più aggressivo e aggrovigliato. L’evoluzione in senso drammatico dell’arte e della visione del mondo di Haring è legata soprattutto al terrore del pittore per la diffusione dell’AIDS, malattia che in questo periodo colpisce un gran numero di suoi amici. Non è un caso che Haring aderisca a numerose campagne informative contro la diffusione del virus HIV e realizzi dipinti che da un lato invitano all’uso del preservativo, dall’altro condannano la discriminazione dei malati.
Nel 1988 a Haring viene diagosticato l’AIDS; nel medesimo anno muore per overdose l’amico graffitista Jean-Michel Basquiat. L’angoscia che, in seguito a questi eventi, si impadronisce dell’artista si trasmette in modo immediato alla sua opera. L’iconografia si drammatizza e si riempie di draghi che divorano croci, di scheletri e serpenti, di cadaveri e mostri meccanici disegnati con tratto ansioso, quasi criptico; in ogni dipinto si può leggere il tormento della battaglia vana e disperata combattuta contro il progredire del male.
Keith Haring muore a New York nel febbraio 1990. di roberto mottadelli

Mixer Video

a cura DI D. PICCHIOTTI

Dai suoi inizi la storia del video è costellata di artisti che si dedicano alla riflessione sul mezzo artistico nell’ansia di trovare nuovi linguaggi, alternativi a quelli dell’uso convenzionale dei nuovi mezzi di comunicazione. Buona parte del video sperimentale lavora direttamente la materia elettronica trattata come un elemento scultoreo o pittorico: l’esempio più riconosciuto è forse quello degli interventi di Name June Paik che, ponendo un magnete sullo schermo della televisione, causava distorsioni della materia elettronica, il segnale. Queste pratiche all’interno della videoarte degli inizi l’avvicinavano ai suoi contemporanei studi pittorici circa la forma e la materia, operati dagli artisti che aderivano alla corrente pittorica dell’Astrattismo (che in seguito si suddivise in differenti correnti fra le quali il Formalismo astratto e la pittura segnica e materica).

La necessità di intervenire direttamente sulla materia dell’immagine elettronica, sul “corpo” elettronico del video (dal greco video - vedere, immagine), stimolò gli artisti all’invenzione di nuovi apparati per la manipolazione delle immagini: mi riferisco al brevetto del primo Mixer Video, inventato da Nam June Paik insieme a Suna Abe per poter intervenire direttamente sul flusso delle immagini, sul flusso elettronico. Ma questi erano ancora i problemi del video analogico.

Dopo la nascita del telefono, del cinema, della radio e della televisione una grande e recente rivoluzione nel campo della comunicazione è stata apportata dall’invenzione del computer e dall’avvento del digitale. Oggi, quando si parla di video o d’immagine elettronica occorre fare una distinzione fra “video analogico” e “video digitale”. Decisamente, negli ultimi tempi, il video digitale sta assorbendo completamente l’analogico, e tutti i tipi d’immagine preesistenti (pittorica, cinematografica, video analogica) vengono via via ricodificati nel linguaggio digitale, per la sua comodità, per questioni di spazio (i supporti digitali sono molto più agevoli), e per una questione economica (il basso costo delle nuove macchine universali). Il video analogico si basava tecnicamente sulla conversione d’energia analogica in energia elettrica: per esempio, ad un punto luminoso della realtà corrispondeva un punto luminoso sullo schermo. Fra queste due grandezze, o entità fisiche, c’era ancora un certo rapporto di corrispondenza o calco. Nel digitale invece abbiamo la trasformazione di un segnale luminoso in un calcolo, in un codice numerico universale. Come nota Sandra Lischi nel suo ultimo libro dedicato al linguaggio del video (Lischi, Sandra, 2005, p.92) sembra che l’immagine digitale si svincoli dell’analogia con la realtà cioè, in termini scientifici, dalle grandezze fisiche, quali la luce o il suono, giacché l’immagine può essere prodotta per intero numericamente. L’immagine si astrae totalmente. Per questo il cambiamento comportato dal digitale nello studio e nella produzione d’immagini, è stato per lo più interpretato dai critici e dai teorici nei termini di una smaterializzazione, una liberazione totale dalla materia. La nascita del video digitale e dell’immagine di sintesi, che si distingue dall’immagine in movimento analogica, sembra quindi riprodurre oggi quella separazione che si ebbe in pittura negli anni cinquanta, fra Concretismo e Astrattismo, il primo volto alla creazione di forme astratte e geometriche senza nessun addentellamento con la realtà esterna, mentre il secondo, attraverso diverse tendenze come l’Action peinting, l’Informale, la pittura segnica e materica, manteneva ancora qualche contatto con la realtà materiale.

Il computer, definito “Metamedium”, assorbe tutti i medium precedenti tramite il codice numerico, e “un mosaico di pixel ordinati si sostituisce alla traccia luminosa della realtà” (Lischi, Sandra, 2005, p.95). Il software, cioè lo strumento per mezzo del quale operare col computer, non è altro che una catena di algoritmi, cioè di istruzioni di operazioni numeriche da impartire al cervello elettronico.

Parlando del video digitale, vorrei ricordare come oggi, grazie agli innumerevoli softwares immessi sul mercato, sia facile imparare a montare dei video, cosa un tempo molto complicata, e a manipolare l’immagine per mezzo degli effetti di cui sono forniti. In realtà io credo che questi programmi forniscano degli effetti e dei montaggi da manuale che invece di stimolare la fantasia e la creatività degli artisti, la limitino ad un linguaggio ormai consolidato e convenzionale. Molti artisti che si dedicano al digitale si sentono già ingabbiati dentro i linguaggi comprati al supermercato e sentono la necessità di liberarsi dai programmi creati dall’industria. Così come i vedeoartisti della prima generazione, si esprimevano creativamente agendo direttamente sul segnale, cercando personali soluzioni tecniche e creando i propri “mixer”, allo stesso modo l’unica via alla creatività per gli artisti del digitale è la costruzione di propri hardwares e softwares, e la manipolazione diretta del codice. Agire sul codice, cioè creare il proprio algoritmo, (in parole povere programmare il computer) è l’unica nuova e autentica forma di manipolazione dell’immagine digitale, che le permette di recuperare “un contatto” con la materia e che così l’avvicina a buona parte dell’arte sperimentale del novecento: l’astrattismo materico in pittura, il cinema sperimentale, la fotografia, il video analogico. Per fare un esempio esplicativo, la differenza fra usare un programma per il montaggio e programmarne uno, è la stessa che nel disegno manuale intercorre fra lo studio e l’apprendimento della tecnica, e della struttura, e la sperimentazione con i materiali e l’ibridazione delle differenti tecniche. E’ a questo punto che l’arte digitale può ripercorrere il codice, il flusso di 0 e di 1, fino a toccare nuovamente la materia prima dell’immagine, la luce e il colore. Agendo sul codice e manipolando l’algoritmo, l’artista può agire sulla “ghiandola pineale” dell’immagine elettronica digitale, sullo spazio liminare che separa e unisce l’hardware e il software, e causare “cambiamenti materici” sul risultato finale, come se usasse le mani.
Federica Matelli
10.12.2005

mercoledì 2 aprile 2008

Emilio Vedova

DI D. PICCHIOTTI

Nasce da una famiglia operaia il 9 agosto 1919 e si forma come pittore prevalentemente da autodidatta. Da ragazzo tenta svariati mestieri, in fabbrica, presso un fotografo, un restauratore. Alla metà degli anni Trenta inizia a disegnare e a dipingere con grande intensità, privilegiando, come soggetti, prospettive, architetture, figure e molti autoritratti. Nel 1936-37 è ospite di uno zio a Roma dove frequenta la Scuola Libera di Nudo di Amedeo Bocchi, quindi trascorre un periodo a Firenze frequentando con poca assiduità una scuola libera. Nel 1942 espone tre quadri al Premio Bergamo e aderisce al gruppo milanese "Corrente". L'anno seguente tiene una mostra di disegni alla galleria La Spiga, subito chiusa dalla polizia segreta fascista. Negli anni 1944-45 partecipa attivamente alla Resistenza e nei lavori di questi anni si nota già un segno più vigoroso. Nel 1946 firma a Milano il Manifesto del realismo (Oltre Guernica) ed è a Venezia tra i fondatori della "Nuova secessione italiana", poi "Fronte nuovo delle arti". Inizia la partecipazione ad una serie di mostre collettive internazionali, tra cui la Biennale di Venezia nel 1948 e nel 1950, la Biennale di San Paolo nel 1951, ancora la Biennale veneziana nel 1952, Documenta di Kassel nel 1955. A rassegne come la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel parteciperà in diverse altre edizioni. Si associa al "Gruppo degli Otto" (1951), promosso da Lionello Venturi, dal quale si dissocia due anni più tardi con una dichiarazione pubblica nel corso del convegno "Alta Cultura" alla Fondazione Giorgio Cini. Crea collages materici e assemblages e lavora in ambito informale con un'intensa gestualità sulla scala cromatica dei bianchi e dei neri, con inserimento dei rossi. Realizza il Ciclo della protesta e il Ciclo della natura. Nel 1954 partecipa alla II Biennale di S. Paolo del Brasile e gli viene conferito un premio che gli permette di trascorrere tre mesi in Brasile. Qui viene fortemente colpito dalla realtà delle zone interne del Sudamerica e dal Carnevale di Rio. 
Nel 1956 ha luogo la prima personale in Germania, a Monaco. Nel 1958 inizia un intenso lavoro litografico e ottiene il Premio Lissone. L'anno seguente espone il primo Scontro di situazioni, un ciclo con tele disposte ad angolo, all'interno della mostra Vitalità nell'arte, allestita nel veneziano Palazzo Grassi e curata da Carlo Scarpa. Nel 1960 viene insignito del Gran Premio per la pittura alla XXX Biennale di Venezia, assegnatogli da una giuria internazionale di soli esperti. Dai primi anni Sessanta lavora ai Plurimi, realizzazioni polimateriche ampiamente articolate nello spazio ed estensibili, esposti in una prima mostra alla Galleria Marlborough di Roma e presentati da Giulio Carlo Argan. Diverse università americane lo invitano a tenere delle "lectures" sui suoi Plurimi. Avvia una serie di esperienze didattiche alla Sommerakademie für bildende Künste di Salisburgo, dal 1965, e all'Accademia di Venezia, dal 1975. Costantemente rivolto all'innovazione nella ricerca, crea lastre in vetro in collaborazione con la fornace muranese di Venini, Spazio-plurimo-luce, lavora ai cicli di Lacerazioni e Frammenti, realizza i Dischi e i Cerchi, inoltre collabora con Luigi Nono alle scenografie di Intolleranza '60 e Prometeo. La sua forte volontà creatrice si manifesta anche nella produzione incisoria attraverso sperimentazioni sulle varie tecniche. Tra le ultime mostre personali si ricordano quelle alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Torino nel 1996, al Castello di Rivoli nel 1998, alla Galleria Salvatore e Caroline Ala di Milano nel 2001.
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Emilio Vedova
• Scheda Artista Biografia Tutte le opere
Critica
...L'artista liberava il furore che aveva dentro di sé, con gesti repentini che diventavano forme astratte. E che lasciavano anche perplessi se recitate con una punta di stramberia.(.... )il suo furore non ha conosciuto scuole o correnti. Vedova, a suo tempo, aveva rimesso in discussione il Futurismo e la sua partecipazione a Corrente, a Oltre Guernica, al Fronte nuovo delle arti, al Gruppo degli Otto, all'Action painting, all'Art brut, sino all'Informale coi quali aveva avuto sempre un rapporto di scambio, mai di subordine. In realtà, Vedova ha sempre agito come una forza della natura.
L'artista veneziano — che di Venezia, ormai, era diventato un elemento del paesaggio come San Marco e l'isola di San Giorgio — viveva i suoi dipinti. Una pennellata era un colpo di nervi, un gesto bilioso e selvaggio. E del selvaggio aveva anche l'aspetto, l'istinto vigile. Natura e carattere si fondevano, diventavano ritmo. Angoscia e lirismo, lucidità e pazzia. Di un finto pazzo, però, che in realtà era un genio.
Sebastiano Grasso
[Corriere della sera - 26 ottobre 2006]
Vedova non ha cessato di lavorare, di protestare, di profetare. La sua voce è rimasta tonante. 
Poiché è irrobustita da una coerenza cristallina. Poiché nulla del lungo percorso di Vedova è andato perduto senza una sua feroce rimessa in discussione delle premesse e del loro svolgimento. 
Non l’ha certo abbandonato il moralismo dualistico dell’ opposizione di luce e tenebra. Però il suo è un moralismo barocco, l’opposto assoluto al rigore monocromatico di un Mondrian. Perché appunto barocco, è sempre pronto a situazioni nuove. Il bianco e il nero non sono separati, ma confluiscono e si dividono, s’intrecciano e traspaiono. Così l’entusiasmo mai spento per Guardi e Piranesi, le griglie geometriche del primo dopoguerra, l’inserimento nella grande corrente internazionale dell’action painting, l’esperienza del teatro e il contatto con la musica convergono tutti in un risultato unico e inimitabile. E promettono ancora novità.”
Carlo Bertelli
" E' con lo sguardo rivolto alla quotidianità, all'immagine del dolore, all'indignazione della gente, che l'artista ripropone nei i suoi messaggi l'opposizione contro una società consumistica e capitalista. La sua pittura è come l'estremo tentativo, la disperata sollecitazione a non rimanere inerti, a non rassegnarsi, ad agire subito finché c'è vita."
Antonio Rombi
Nelle sue opere leggono quelle che sono una costante della produzione artistica dagli anni '60 in poi, una eccezionale continuità della ricerca, una drammaticità espressiva, una sorta di tensione narrativa che si regge su un delicato equilibrio degli opposti, luce ed ombra, informale e forma, segno e spazio, attualità e memoria, in un itinerario tumultuoso, segnato da conflitti e tensioni, dalla vitalità indomita e dalla creatività inesauribile di un grande del '900.
arch. Vilma Torselli
Le sue domande dure sull’uomo e sull’arte, il suo pungolo costante: il movimento .
Nessuno più di Emilio Vedova ha attraversato le contraddizioni del nostro tempo, di un Novecento drammatico, doloroso ed esaltante, interpretandone lo spirito eppure attaccandolo senza tregua. Al tempo della polemica feroce che divampò nel dopoguerra tra realisti ed astrattisti lui non ebbe esitazioni a schierarsi con coloro che intendevano forgiare un’arte nuova per un uomo nuovo che doveva rinascere armato solo della sua coscienza e della sua libertà. L’arte era azione, cultura, etica.
Lo spazio dell’arte doveva farsi esperimento, progetto. Il segno doveva raccontare la storia nel suo farsi, come un sismografo e una stella cometa, scendere dal piedistallo della forma ed entrare nella vita. Il segno, da solo, con la sua forza di raccontare, sbarrare, protestare, ricominciare; un segno veemente che struttura perché agisce, che scuote il tempo, lo costringe a misurarsi con la carne viva del presente. [...]
[...] Ma il suo genio spaziava oltre il quadro e questo finì per uscire da se stesso e invadere lo spazio, propagare la sua furia tragica, capace di minare per far rinascere.
Virginia Baradel
[L'Espresso local, 26 ottobre 2006]
L’immagine di Vedova sembra più simile a quella di Clyfford Still che a quella di Mondrian.
Risulta infatti da un insieme di macchie colorate senza alcun schema d’ordine ; ma si nota subito che l’immagine spaziale è agitata , drammatica. Non può contenersi in un unico piano di proiezione; lo spazio del quadro, infatti, si frantuma in tanti piani, anche materialmente distinti.
Vedova, infatti, abbandona la superficie del quadro: i suoi plurimi sono composti di piani variamente orientati e muovibili: sono lo spazio ristretto e animato entro il quale l’artista compensa l’oppressione del limite con la dirompente violenza del colore. Non è uno spazio che si forma, come nei pittori d’azione americani, ma uno spazio che esplode: cosmo che ritorna caos. Vedova non dissimula il proprio movente ideologico-politico: di fronte ad un succedersi di eventi politici che offendono e mortificano la coscienza, reagisce denunciando la rovina dei grandi valori della natura e della storia e dimostrando come soltanto nella rivolta morale si possa recuperare la condizione naturale e storica della libertà. Nonostante l’apparente analogia con la pittura d’azione americana, la sua pittura presuppone una cultura tipicamente europea, e ne riflette drammaticamente la crisi storica.
[E X C A L I B U R artecontemporanea- 27/11/2006]

CREATIVITA' e INTELLIGENZA  Di Antonio Preti

a cura DI D. PICCHIOTTI

Per molti Autori la creatività é parte integrale dell'insieme di capacità e abilità indicate sotto il nome di . Robert Sternberg ha elaborato un modello di intelligenza che comprende abilità verbali ed analitiche, capacità creative e conoscenze pratiche. In tale modello l'intelligenza si esprime in modo articolato, attraverso la mediazione tra utilità, innovazione ed analisi. Altri Autori, invece, sostengono una sostanziale autonomia delle capacità creative rispetto a quelle dell'intelligenza. Frank Barron, uno dei maggiori studiosi nel campo della creatività descrive l'intelligenza come un costrutto i cui sono posti interamente dagli strumenti di misura utilizzati nelle ricerche empiriche. Secondo Barron, se l' é misurata come l'insieme delle capacità che contribuiscono a favorire risposte corrette a quesiti di natura verbale o logico-matematica, la creatività deve necessariamente essere concepita come separata dall'intelligenza. Fornire risposte corrette a quesiti che richiedono estese conoscenze e l'applicazione di regole o formule, di qualunque genere essere siano (anche trovare il passato remoto di un verbo irregolare richiede l'applicazione di una , in questo caso grammaticale) necessariamente esclude l'uso di capacità che si basano sull'innovazione. Ciò che é , infatti, non necessariamente é derivabile da quanto precedentemente noto, e anche quando la dell'innovazione si basi su fatti o materiali noti, la loro associazione nel prodotto non risulta dall'applicazione di regole condivise: in caso contrario non si avrebbe una , ma solo l'estensione di quanto già conosciuto. Problema, questo, che coinvolge l'innovazione sia in campo artistico, in relazione al plagio ed alla di elementi appartenenti ad altri creatori, sia in campo scientifico, in particolare per quanto riguarda l'invenzione di nuove tecniche o nuove macchine. Sempre sulla base del suo approccio empirico, Barron, insieme a David Harrington (1981), ha passato in rassegna gli studi che hanno esplorato la relazione tra creatività ed intelligenza. Gli studi condotti su individui giudicati particolarmente creativi in campo artistico, scientifico, matematico e letterario indicano che i soggetti creativi tendono a riportare punteggi elevati nei tests di intelligenza generale. Però, quando sono posti in relazione tali misure di intelligenza con indici di basati sul giudizio di terzi o in base ai risultati conseguiti (numero di opere, premi ricevuti, etc), intelligenza e creatività si dimostrano scarsamente correlate tra loro.  Nel suo celebre studio sugli architetti, ad esempio, MacKinnon osservò che l'intero suo campione mostrava punteggi nei tests di intelligenza superiori a quelli misurati nella popolazione generale, ma quando gli architetti giudicati come più creativi dai propri pari venivano confrontati con il resto del campione, architetti creativi ed architetti non mostravano differenze significative nei punteggi riportati nei tests di intelligenza. D'altra parte, i soggetti giudicati erano anche giudicati come dalla media dei pari. Secondo Barron ciò dipende dal carattere sociale della . Essere creativi, nella definizione che ne dà Barron, e che é condivisa da molti ricercatori del settore, implica produrre qualcosa di innovativo che appaia utile o comunque rispondente ad un bisogno condiviso (ad esempio, di natura estetica) e che ottenga il pubblico consenso per entrambi i termini. Il prodotto creativo, cioé, deve poter essere giudicato dalla comunità in cui l'atto creativo é espresso come realmente innovativo e realmente utile. Il , pertanto, richiede qualità sociali tali da permettere l'affermazione propria e dei propri prodotti, e tali capacità sociali possono facilitare un giudizio sull'insieme delle caratteristiche possedute dal soggetto creativo. Un problema di non poco conto nella ricerca sulla creatività é la mancanza di tests adeguati per la misurazione delle capacità creative, analoghi a quelli utilizzati nella ricerca sull'intelligenza. Molti tests sviluppati a tale scopo hanno dimostrato una affidabilità e specificità modesta. Il principio base utilizzato nella creazione di molti fa riferimento al carattere della creatività: una risposta necessariamente deve essere non prevedibile sulla base delle conoscenze note, e non può quindi potersi derivare da formule o regole. Molti tests per la misurazione della creatività, quindi, sono costruiti in forma di risposta aperta o multipla, dove la della risposta, rispetto alla media delle risposte offerte, costituisce elemento indicativo. Un simile criterio, ovviamente, permette anche l'inclusione di risposte totalmente implausibili, e ciò costituisce un problema serio quando la misura di così ottenuta venga posta in correlazione con misure di personalità o di psicopatologia. Soggetti apertamente disturbati possono fornire risposte inusuali, e quindi giudicate creative, senza esserlo realmente, conducendo così a conclusioni sulla relazione tra creatività e psicopatologia assolutamente infondate. Ovviamente non esiste un ricercatore così ingenuo da non validare il proprio strumento su candidati la cui qualità in esame (in questo caso la creatività) non sia stata già dimostrata in forma non suscettibile di contestazione. Molti , in effetti, conducono a punteggi più elevati quando applicati a soggetti giudicati per consenso rispetto ai .  La capacità di manipolazione verbale, ad esempio, che può esprimersi attraverso l'elaborazione di anagrammi, anche a partire da parole complesse, sembra differenziare i creativi dai non creativi. Anche la capacità di manipolare concetti tra loro opposti come un tutto unitario, capacità che Rothenberg ha definito di , sembra correlare con il successo in campo creativo. Un altro aspetto che distingue i creativi dai non creativi sembra essere la preferenza per la complessità. Stimoli grafici, come immagini geometriche di crescente complessità, conducono a scelte a favore delle figure più complesse più spesso tra i creativi che fra i non creativi. Misurare la creatività in azione, comunque, appare compito assai difficile, anche perché resta ancora da dimostrare la delle risposte date a questi . A differenza dei tests di intelligenza, infatti, i non si sa ancora se siano o meno in grado di prevedere la riuscita in campo creativo.  Per quanto riguarda i primi, cioé i tests di intelligenza, i pochi studi condotti sino ad oggi, tra i quali un vasto e celebrato studio condotto da Lewis Terman e collaboratori su un gruppo selezionato di bambini dotati, non sembrano indicare un vantaggio particolare di un elevato QI ai fini del successo in campo creativo. Lo studio di Terman, effettuato in un arco di 70 anni, seguì circa 1500 bambini il cui QI al test di Standford-Binet fosse pari o superiore a 135. Giunti all'età adulta, molti di questi acquisirono posizioni di successo, con una sostanziale integrità in termini di salute e con un buon adattamento sociale (ma un rischio maggiore di suicidio rispetto ai coetanei), ma pochi si distinsero come creativi in campo artistico o scientifico. La scarsa o nulla predittività dell'intelligenza ai fini del successo creativo conferma la modesta correlazione osservata negli adulti tra intelligenza e creatività. Essere intelligenti, probabilmente, é un pre-requisito per l'espressione della creatività, ma essere pienamente creativi implica il possesso di qualità distinte da quelle che contribuiscono all'espressione dell'intelligenza. Secondo alcuni Autori, l'intelligenza in certi casi può costituire un freno alla piena espressione della creatività. Secondo Silvano Arieti (1979), che dedicò importanti studi alla relazione tra creatività e malattia mentale, una intelligenza troppo sviluppata può inibire le risorse interiori dell'individuo, poiché la sua autocritica diventa troppo rigida, o egli impara troppo presto ciò che l'ambiente gli offre, diventando così costretto entro i limiti della tradizione. Secondo Arieti, infatti <>.  Un eccessivo adattamento alle convenzioni sociali sicuramente limita l'espressione della creatività. Il soggetto creativo solitamente sente la come una costrizione, ed il suo desiderio di superare i limiti del già noto lo pone talvolta in forte contrasto con la società. Attitudini di personalità orientate in senso anticonvenzionale possono essere presenti già in età scolastica, ed influenzare negativamente l'adattamento scolastico. Darwin, Einstein e Churchill ebbero difficoltà scolastiche, anche notevoli. E' possibile, però, che tali difficoltà originassero da fattori non necessariamente legati alle loro successive realizzazioni creative. Di Darwin é nota una propensione all'ipocondria, e pare abbia sofferto di attacchi di panico. Churchill soffrì in vita di psicosi maniaco-depressiva, un disturbo mentale con probabile base genetica e che si rende evidente spesso già nell'infanzia, attraverso una certa irrequietezza della condotta e difficoltà nella socializzazione. Einstein era forse affetto da disturbi dell'attenzione, e possedeva una inusuale capacità di , che si accompagnava ad una altrettanto pronunciata tendenza ad astrarsi da quanto lo circondava. Un aspetto che é emerso dagli studi dedicati alla personalità dei soggetti creativi é l'estrema devozione che il soggetto creativo dedica alla propria attività. Tale dedizione, ed il convincimento della sostanziale delle proprie realizzazioni si accompagna, in genere, ad una considerevole competenza e conoscenza degli argomenti collegati alla professione scelta. Un vasto di conoscenze e competenze acquisite sembra essere una costante dei soggetti particolarmente creativi, e probabilmente costituisce il di riferimento per lo sviluppo delle associazioni ed elaborazioni che conducono all'atto creativo. Steven Harnad é un filosofo e ricercatore nel campo delle scienze cognitive. Da molti anni dedica parte del suo tempo all'innovazione nel campo della editoria scientifica, in cui si é dimostrato particolarmente creativo: é sua l'idea della prima rivista scientifica on-line, Psycoloquy, ed é stato anche uno dei primi promotori della libera circolazione dei risultati della ricerca scientifica in rete, attraverso la promozione di archivi on-line liberamente consultabili, come CogPrint.  Di recente Harnad ha passato in rassegna tutte le teorie dedicate all'atto creativo in sé: come si produce, cioé, a prescindere dell'insieme delle qualità che lo precedono. Harnad sottolinea come molte teorie concepiscano l'atto creativo come un fenomeno che emerge da un contesto di costrizioni e limitazioni, sia interiori che esterne, sociali. L'Eureka, insomma, non é l'accendersi improvviso di un libero spirito ma il prodursi di qualcosa di inatteso ed imprevedibile che origina da un terreno predisposto a quel risultato. Nelle parole di Pasteur <<... le hasard favorise l'esprit preparé>>: il caso favorisce lo spirito preparato. Seppure non é possibile la creatività, così come si programma un computer per la dimostrazione di un teorema matematico, pure si può preparare il terreno per la miglior riuscita del . Ampliare le conoscenze nel campo in cui si vuole esprimere la propria creatività diventa quindi una strategia che, se non assicura il risultato, pure lo rende più probabile. La sola conoscenza non é però sufficiente per la realizzazione del potenziale creativo. E' necessaria anche la pratica, e la continua messa alla prova delle proprie capacità. Il creativo che si esprima una sola volta, dedicandosi poi alla coltivazione della propria unica scoperta é raro. In genere i soggetti creativi tendono ad essere produttivi, esprimendosi anche in campi non direttamente collegati al proprio principale settore. Leonardo da Vinci é l'esempio più noto di creativo universale, e per molti incarnò l'ideale dell'Uomo Nuovo del Rinascimento. Una creatività poliforme, comunque, non é rara, e spesso i creativi tendono ad esserlo anche nella vita di tutti i giorni. La é un altro elemento che caratterizza le personalità maggiormente creative. Tale impulso a produrre distingue il creativo dall'esecutore, per quanto intelligente esso possa essere, e lo conduce, talora, a trascurare ogni altra attività. L'inventore che, come l'Archimede Pitagorico dei fumetti, si rinchiude in un eremo a sperimentare le proprie creazioni é probabilmente solo una parodia di quanto accade nella realtà, ma l'anedottica é ricca di esempi di scienziati che trascurano ogni impegno per stare dietro alla propria ultima intuizione, sino al punto di dimenticare di essere attesi ... all'altare ! (capitò al biologo che scoperse la funzione del DNA nel nucleo delle cellule). L'impulsività può esprimersi talora in forma patologica, come spinta ad agire indipendentemente dalle conseguenze. L'alcool ed alcune possono aumentare il livello di impulsività. Esistono casi noti di artisti, soprattutto scrittori e pittori, che hanno abusato in vita di alcolici o altre sostanze psicoattive. L'americano Hemingway é probabilmente l'esempio più noto, ma molti altri se ne possono citare (ad esempio il pittore  Pollock, inventore dell'action painting). Non é noto, però, se realmente gruppi particolari di artisti soffrano un rischio maggiore di sviluppare una tossicodipendenza, né quale relazione esista tra l'abuso e la realizzazione creativa. In molti ambienti anticonformisti l'uso di sostanze psicoattive é ampiamente condiviso.  I medesimi ambienti sono spesso frequentati dagli artisti, che possono quindi uniformarsi agli usi del proprio ambiente, senza che ciò abbia relazione con la loro attività. Peraltro, l'essere creativi, e creativi di successo, spesso favorisce una valutazione di condotte inusuali o bizzarre, socialmente perché associate al successo (od alla potenzialità di successo). D'altra parte esiste la possibilità che alcuni gruppi di artisti effettivamente soffrano un rischio maggiore di sviluppare un disturbo mentale, come suggerito da molti studi sulla relazione tra creatività e malattia mentale. Poiché il rischio di sviluppare una tossicodipendenza é maggiore in alcuni disturbi mentali, la presunta associazione tra creatività artistica e tossicodipendenza potrebbe essere indiretta, spiegata da un uso di sostanze psicoattive motivato da un desiderio di autocura (o dalla scarsa attenzione posta sulle conseguenze a causa di un disturbo mentale). Alcuni studi hanno esplorato la relazione tra uso di sostanze psicoattive ed espressione creativa. Sino ad oggi le evidenze non sembrano indicare che l'alcool aumenti la capacità espressiva sul piano della creatività. Altre sostanze psicoattive indagate, in particolare cannabis e allucinogeni (LSD), hanno mostrato evidenze inconclusive. I prodotti creativi elaborati sotto l'influenza di queste sostanze appaiono più di quelli elaborati fuori dalla loro influenza, ma ciò non costituisce di per sé una dimostrazione di creatività. La pura e semplice , infatti, non é sufficiente perché un prodotto possa essere giudicato . Ancora non é stato studiato in modo sistematico l'effetto delle sostanze psicoattive sui processi mentali che siamo soliti indicare come . Si sa che molti soggetti che hanno sviluppato una tossicodipendenza hanno livelli scolastici inferiori a quelli dei loro coetanei non tossicodipedenti. Non esiste ancora una spiegazione adeguata di questo dato. In molti casi si può ricostruire un che conduce da iniziali difficoltà socio-relazionali all'insuccesso scolastico, con dal percorso formativo e successiva associazioni a gruppi di socializzazione (le famose ). In molti casi, però, non é possibile stabilire se i disturbi della condotta precedano o seguano le difficoltà scolastiche. Alcuni Autori sostengono una sostanziale indipendenza tra disturbi della condotta e difficoltà di apprendimento. Studi relativamente recenti hanno alcune forme di disturbo del comportamento attribuibili a deficit dell'attenzione. La letteratura anglossassone indica con l'acronimo ADHD la cosiddetta sindrome del bambino inattentivo e iperattivo: iperattivo perché incapace di focalizzare l'attenzione. Alcuni bambini che hanno ricevuto tale diagnosi e che soffrirebbero quindi di un difetto, forse congenito, dell'attenzione sembrano andare incontro ad un miglioramento del proprio comportamento e del rendimento scolastico, in alcuni casi anche di notevole entità, in seguito a trattamento con farmaci psicostimolanti. Questi farmaci, come il metilfenidato, produrrebbero, per stimolazione di alcuni circuiti neurochimici, una maggiore capacità di focalizzare l'attenzione, migliorando di conseguenza tutti i processi mentali e riducendo la iperattività da distraibilità. Effetto simile al metilfenidato é prodotto da altre sostanze psicostimolanti note per il loro potenziale di abuso, come l'amfetamina e la cocaina. In effetti sembra che una frazione di individui che da bambini avevano mostrano comportamenti compatibili con la diagnosi di disturbo dell'attenzione e dell'iperattività sviluppino poi una particolare propensione all'abuso di psicostimolanti. Secondo alcuni Autori si tratterebbe di un tentativo di auto-cura del proprio disturbo. Non può essere escluso che sostanze come l'anfetamina possano effettivamente potenziare la velocità delle capacità cognitive, dando l'ipressione di un generale della propria intelligenza. In realtà quello che si produce in molti casi é un aumento del senso di euforia, che determina per conseguenza un giudizio delle proprie capacità, non necessariamente confermabile in realtà. Le conseguenze a medio e lungo termine dell'abuso di psicostimolanti, incluso un aumentato rischio di scompenso psicotico e di mortalità per cause violente o incidente cardiovascolare, sconsigliano ogni utilizzo di queste sostanze, e la loro fama di nello studio, diffusa soprattutto in passato, appare del tutto immeritata. In conclusione, intelligenza e creatività paiono essere distinti anche se interrelati. E' possibile che molte capacità cognitive essenziali per l'espressione dell'intelligenza contribuiscano anche alla riuscita in campo creativo, però, come dimostrato dai non molti studi che hanno specificamente esplorato l'argomento, una pronta intelligenza non é sufficiente per il successo in campo creativo. La distinzione tra i due cognitivi, entrambi essenziali all'adattamento socio-ambientale, pone evidenti problemi sul piano educativo, la cui risoluzione, ed in alcuni casi anche la semplice (capire quali sono i del problema), richiederà risposte che siano insieme e .
 

Nascita dell'Espressionismo astratto e dell'action painting

a cura DI D. PICCHIOTTI

L'arrivo in America degli artisti europei all'epoca della grande crisi degli anni '40, nascita dell'Espressionismo e della pittura informale, dell'action painting e del dripping.
"La mia è una pittura diretta. Il metodo di questa pittura è la crescita naturale di un bisogno. Quello che mi preme è esprimere le mie sensazioni piuttosto che descriverle. La tecnica non è che un mezzo per arrivare a questa espressione….."( Jackson Pollock)
Per capire quale sia il più un significativo punto d'origine per la definizione e lo sviluppo dell'arte moderna è necessario valutare l'importanza che l'arte americana assunse nel periodo della seconda guerra mondiale, e subito dopo di essa, quando New York emerse come nuovo centro dell'universo artistico.
Lì conversero molti artisti europei in fuga dalla guerra, dalle leggi razziali e alla ricerca di libertà d'espressione, come molte personalità del movimento surrealista, che ebbero notevoli difficoltà d'inserimento nell'ambiente culturale d'oltre oceano e che pur tuttavia, attraverso la mediazione di vari linguaggi artistici, dal Cubismo all'Automatismo oltre che il Surrealismo, contribuirono in modo determinante alla nascita dell'Espressionismo astratto in America.

L'insegnamento di Andrè Masson, le opere di Roberto Matta e di Arshile Gorky prepararono il terreno per il passo decisivo dal Surrealismo all'Espressionismo astratto compiuto da Jackson Pollock , in termini espressivi fortemente personali ed innovativi, al quale si possono affiancare, seppure in tono decisamente minore, Franz Kline e Mark Tobey , oltre a Willem de Kooning.
E' interessante notare come molti degli artisti espressionisti fossero ebrei e come il fenomeno si possa leggere, in gran parte, quale una derivazione della tradizione russo-ebraica trapiantata da luoghi d'origine in cui non rimaneva traccia: da ciò si possono far discendere alcune caratteristiche tipicamente espressioniste, quali una certa avversione per la rappresentazione specifica, la ricerca di una certa definitività del risultato, una propensione alla ghettizzazione dei rapporti interni alla comunità artistica, per certi versi chiusa alla società moderna che l'aveva accolta.

Ciò nonostante, l'Espressionismo fu un' esplosione culturale globale, potente e di grande impatto nella cultura americana, socialmente utile in quanto paragonabile ad una sorta di religione sostitutiva in un momento di grande crisi spirituale e morale per tutta la società americana.
In seguito dichiarò Barnett Newman : "……nel 1940 alcuni di noi si destarono per accorgersi che eravamo senza speranza; che in realtà non esisteva nessuna pittura……..Fu quel risveglio che ispirò l'aspirazione, l'elevato proposito, qualcosa di assai diverso dalla semplice ambizione, di ripartire da zero, come se la pittura non fosse mai esistita……….." .
L'Espressionismo astratto, quindi, scaturisce principalmente dalla disperazione e dalla crisi dei valori creativi legata al particolare periodo storico, l'America degli anni '40, caratterizzato in campo artistico, e non solo, da un "enorme vuoto" che, come osserva Adolph Gottlieb , andava colmato con uno sforzo di rifondazione della mitologia e della simbologia primitiva.

Con l'Espressionismo nasce l' "action painting" (pittura d'azione, pittura gestuale) una pittura immediata, libera, spontanea, nella quale tutto il corpo dell’artista viene coinvolto nella realizzazione dell'opera, di cui l'esecuzione è affidata alla gestualità del braccio, una pittura fatta con spruzzi, macchie, sgocciolature di colore (dripping) dal pennello o direttamente dal barattolo sulle superfici in tela o cartone predisposte ad accoglierle, poste in posizione orizzontale.
I segni che ne conseguono configurano un'immagine caotica, un intreccio irrazionale ed informale di colori e linee, frutto di una gestualità casuale che vuole portare in superficie le motivazioni nascoste dell'inconscio, legandosi così alle posizioni filosofiche contemporanee, di matrice esistenzialista.
L'opera d'arte diventa espressione di un soggettivismo esasperato, dell'azione automatica dell'inconscio, la tela è mezzo e tramite fra la materia, il colore, il segno, e l'inconscio dell'artista, tanto che Pollock scrive: "Quando dipingo non ho l'esatta percezione di ciò che sta avvenendo, solo dopo mi rendo conto di ciò che ho fatto........"

E', l'action painting, l' espressione di uno stato d'animo, lo scoppio di una carica di energia, l'esplosione di una pulsione interiore che non si estrinsecano secondo un predeterminato progetto, ma seguono quasi automaticamente un incontrollabile impulso del profondo, con evidenti richiami, anche se con esiti formali del tutto diversi, all'Espressionismo, per la violenza del linguaggio, al Dadaismo, per la carica di ribellione, al tachisme per ciò che riguarda l'aspetto tecnico (a macchie), ma soprattutto al Surrealismo.
Come il Surrealismo, infatti, l'action painting esalta la supremazia dell'inconscio, il valore automatico del risultato, che non dipende da scelte formali o concettuali coscienti, ma è frutto del gesto puro, di un automatismo psichico che delinea forma e contenuto liberamente ed irrazionalmente, non vuol spiegare, solo esprimere.
L’automatismo psichico del Surrealismo arriva così alle sue estreme conseguenze, con l'annullamento di ogni residuo cosciente, trovando nell'inconscio una materia di ispirazione vasta ed inesplorata, in grado di comprendere i germi di molte successive esperienze che riconosceranno come vero tema dell'opera d'arte non già l'opera compiuta, bensì la sua realizzazione nel momento in cui l'artista la attua, con improvvisazione e spontaneità (body art, happening, performance, arte comportamentale ecc.).

Questa corrente culturale raduna in realtà personalità artistiche anche molto diverse tra loro, accomunate da un diffuso senso di angoscia e disagio per gli orrori della guerra, manifestazione della degenerazione del mito della modernità razionale, unite in un generale atteggiamento di reazione che le porta a ripiegarsi nell'inconscio, alla ricerca di se stessi, delle loro angosce e delle profondità insondate della loro psiche: il risultato di questa discesa interiore produrrà, a seconda delle personalità dell'artista, opere cariche di violenta disperazione (con chiaro riferimento all'Espressionismo), o anche di inquietudine e meditazione (più vicine alla matrice surrealista).

Questa tecnica pittorica tipica dell'Espressionismo astratto americano annovera tra i suoi più significativi rappresentanti Jackson Pollock, che la propose per primo nel 1947, Lee Krasner (moglie di Pollock) e poi Willem De Kooning, Franz Kline, Mark Rothko.
L'invenzione della tecnica da parte di Pollock risale al 1949, in seguito, vedendo il pittore al lavoro, per la particolare gestualità con la quale l'opera veniva creata, il critico Clement Greenberg inventò il termine di "action painting" per definire un modo così personale di dipingere, nel quale non vi era centro né direzione di osservazione e la composizione si presentava direzionalmente indeterminata ed equivalente, all over (a tutto campo), definendo così l'aspetto più rivoluzionario del linguaggio inventato dall'artista.
Pollock ha tutta le caratteristiche emblematiche della corrente che rappresenta: è un ribelle nel senso pieno di genio e sregolatezza, è attratto dallo studio dell'inconscio, dalla psicanalisi junghiana, dalle filosofie orientali, dagli eccessi, dalla libertà, dall'improvvisazione, che in quegli stessi anni caratterizza molte delle correnti musicali a cui l'artista si accosta (John Cage, il jazz, il be bop).

Consacrato quale maggior rappresentante dell'action painting e dell’Espressionismo astratto, Pollock ha rappresentato un momento importante della ricerca artistica del secolo scorso, soprattutto per la cultura statunitense, contribuendo in maniera determinante all'affermazione degli Stati Uniti come nuovo centro dell’arte nella seconda metà del ‘900.
di Vilma Torselli